11  NOVEMBRE 2018
 

Sperimentare l'introduzione di nuove competenze per rafforzare gli ecosistemi dell'innovazione sociale.
Il caso di Includi.MI

Oggi il settore pubblico sta subendo una profonda trasformazione, in particolare a livello locale, dove spesso ricade la prima responsabilità di affrontare nuove sfide sociali (Sabatinelli, Semprebon, 2017). Per rispondere alla complessità di queste problematiche le amministrazioni locali, ancor più dei governi nazionali, hanno la possibilità di far leva su approcci basati sulla combinazione di design for policy e nuova imprenditorialità sociale (Grimm et al., 2013; OCSE, 2016). In particolare, dopo anni di esperimenti sull’innovazione sociale prolifici ma raramente messi a sistema (una raccolta è offerta in Alulli et al., 2017), le amministrazioni locali sembrano pronte per una visione più ampia delle opportunità delle politiche per l’innovazione sociale, che richiedono però una governance funzionale così come modelli e strumenti – finanziari e non – adatti a far scalare l’impatto delle imprese sociali nel tempo e nella loro capacità di risposta ai bisogni dei cittadini. 

Sperimentare l'introduzione di nuove competenze per rafforzare gli ecosistemi dell'innovazione sociale. <br />Il caso di Includi.MI

La nuova disciplina dell'impresa sociale nella prospettiva dei suoi diversi stakeholder

La nuova disciplina dell'impresa sociale nella prospettiva dei suoi diversi stakeholder

In questo scritto si presenta ed analizza la nuova disciplina dell’impresa sociale, contenuta nel d.lgs. 112/2017 e parte della recente riforma del terzo settore, dalla prospettiva dei suoi diversi stakeholder, classificati e suddivisi in classi omogenee (cittadini che intendono realizzare attività di interesse generale, utenti e beneficiari di attività di interesse generale, lavoratori e volontari, pubbliche amministrazioni, ecc.). Si porrà l’enfasi su quelle norme del decreto che appaiono maggiormente satisfattive degli interessi degli stakeholder dell’impresa sociale, rendendo la nuova legislazione un’opportunità non soltanto per questi ultimi ma anche, in termini generali, per lo sviluppo dell’impresa sociale quale particolare fattispecie organizzativa del terzo settore. 

Perché le imprese sociali devono avere una governance inclusiva

Perché le imprese sociali devono avere una governance inclusiva

Il saggio prende in esame il problema degli squilibri irrisolti nei processi di sviluppo territoriale e nei percorsi intrapresi da diverse categorie e comunità di interesse, e problematizza le ricette che negli anni ‘90 si basavano sulla diffusione dell’economia della conoscenza e sul coordinamento delle risorse da parte delle organizzazioni di mercato, da un lato, e dello Stato, dall’altro. Questo contributo identifica il “fallimento della governance” di cui si dotano tali organizzazioni come un’importante causa di questi squilibri, indicando i limiti di forme in cui vi è concentrazione di potere decisionale, laddove invece sarebbe necessario aprire il processo di decisione strategico a molteplici portatori di interesse, oltre che riconoscere la complessità delle sfide sociali ed i bisogni che le caratterizzano. Si suggerisce come modello di governance alternativo quello a stakeholder multiplo, incentrato sull’inclusione dei portatori di interesse, enfatizzando la capacità di queste forme di creare vantaggi per gli stakeholder nonché maggiore beneficio pubblico, o esternalità positive per la collettività. Secondo il modello proposto, la riduzione degli squilibri di conoscenza, status, redditi, e autorità decisionale si basa su soluzioni che comprendono l’applicazione di forme di governance inclusive non solo al coordinamento di risorse materiali e finanziarie, ma anche all’utilizzo e alla ri-creazione di competenze, beni relazionali, norme comportamentali reciprocanti e cooperative, valori di solidarietà intra e inter-generazionale. 

Le ricadute della riforma nei settori di attività: la cultura

Le ricadute della riforma nei settori di attività: la cultura

La produzione di cultura, la tutela dei suoi beni e la gestione delle sue infrastrutture rappresenta, non da oggi, un campo di intervento importante anche per soggetti non profit. L’impatto della riforma del terzo settore in questo ambito appare quindi cruciale e al tempo stesso controverso. Da una parte la genesi della normativa è solo in parte riconducibile a questo settore, risentendo maggiormente delle sollecitazioni e delle proposte provenienti da contesti come il welfare sociale. D’altro canto, soprattutto negli ultimi anni, l’innovazione di matrice culturale ha svolto un ruolo tutt’altro che marginale nel fare emergere nuove modalità e istanze che potrebbero trovare spazio all’interno del terzo settore. Così come le attività di natura imprenditoriale sono sollecitate a posizionarsi non solo rispetto all’impresa sociale ma anche guardando a modelli più “tagliati su misura” come l’impresa culturale e creativa.