11  NOVEMBRE 2018
 

I confini del Terzo settore:
una mappa costantemente da riscrivere

L’art. 4 del Codice del Terzo settore (CTS) riveste un’importanza decisiva non solo nel quadro della riforma (ove – si badi bene – è norma essenziale, chiave di volta interpretativa dell’intera opera riformatrice), bensì, più in generale, nella definizione del complesso dei rapporti fra poteri pubblici ed autonomia dei soggetti privati all’interno dell’ordinamento costituzionale. Quella disposizione, infatti, definisce una categoria assai ampia di enti – “Enti del Terzo settore” – che, in base alle loro caratteristiche, possono facoltativamente ottenere una qualifica alla quale si riconnette un complesso sistema di vantaggi ed oneri, fra loro (auspicabilmente) bilanciati, orientati a consentire a quegli enti di contribuire al miglioramento della qualità della vita delle comunità del nostro Paese. 

I confini del Terzo settore: <br />una mappa costantemente da riscrivere

La nuova disciplina dell'impresa sociale nella prospettiva dei suoi diversi stakeholder

La nuova disciplina dell'impresa sociale nella prospettiva dei suoi diversi stakeholder

In questo scritto si presenta ed analizza la nuova disciplina dell’impresa sociale, contenuta nel d.lgs. 112/2017 e parte della recente riforma del terzo settore, dalla prospettiva dei suoi diversi stakeholder, classificati e suddivisi in classi omogenee (cittadini che intendono realizzare attività di interesse generale, utenti e beneficiari di attività di interesse generale, lavoratori e volontari, pubbliche amministrazioni, ecc.). Si porrà l’enfasi su quelle norme del decreto che appaiono maggiormente satisfattive degli interessi degli stakeholder dell’impresa sociale, rendendo la nuova legislazione un’opportunità non soltanto per questi ultimi ma anche, in termini generali, per lo sviluppo dell’impresa sociale quale particolare fattispecie organizzativa del terzo settore. 

Governance dell’innovazione sociale nelle aree urbane

Governance dell’innovazione sociale nelle aree urbane

Oggi il settore pubblico sta subendo una profonda trasformazione, in particolare a livello locale, dove spesso ricade la prima responsabilità nell’affrontare nuove sfide sociali. Al contempo si assiste, però, alla nascita di nuove opportunità, da un lato grazie alla disponibilità di nuove tecnologie, dall’altro con l'emergere di un nuovo tipo di imprenditoria sociale. Riteniamo che le amministrazioni locali possano trarre beneficio da una combinazione di questi due elementi per rispondere alla complessità delle sfide sociali, costruendo ecosistemi di innovazione sociale funzionali, ossia reti di relazioni interdipendenti tra organizzazioni (pubbliche, private e attori individuali) finalizzate alla collaborazione, alla creazione di valore e alla governance. Accademici e practitioners suggeriscono, inoltre, di adottare approcci outcome-based (basati sui risultati) nel regolare le partnership tra gli attori dell’ecosistema (es. Pay-by-Result, Social Impact Bonds), che collegano l'investimento finanziario al raggiungimento di risultati sociali definiti e misurabili. Questi modelli, già sperimentati in diversi paesi con risultati contrastanti, potrebbero allineare gli interessi di attori pubblici e privati verso un fine superiore, anche se sono da valutarsi con cautela. Potrebbero ad esempio essere supportati da strumenti utili alla co-creazione di politiche pubbliche nuove (design for policy), anche se l’efficacia di questi esperimenti è stata ancora raramente testata nei suoi effetti a lungo termine. 

Perché le imprese sociali devono avere una governance inclusiva

Perché le imprese sociali devono avere una governance inclusiva

Il saggio prende in esame il problema degli squilibri irrisolti nei processi di sviluppo territoriale e nei percorsi intrapresi da diverse categorie e comunità di interesse, e problematizza le ricette che negli anni ‘90 si basavano sulla diffusione dell’economia della conoscenza e sul coordinamento delle risorse da parte delle organizzazioni di mercato, da un lato, e dello Stato, dall’altro. Questo contributo identifica il “fallimento della governance” di cui si dotano tali organizzazioni come un’importante causa di questi squilibri, indicando i limiti di forme in cui vi è concentrazione di potere decisionale, laddove invece sarebbe necessario aprire il processo di decisione strategico a molteplici portatori di interesse, riconoscere la complessità delle sfide sociali ed i bisogni che le caratterizzano. Si suggerisce come modello di governance alternativo quello a stakeholder multiplo, incentrato sull’inclusione dei portatori di interesse, enfatizzando la capacità di queste forme di creare vantaggi per gli stakeholder nonché maggiore beneficio pubblico, o esternalità positive per la collettività. Secondo il modello proposto, la riduzione degli squilibri di conoscenza, status, redditi, e autorità decisionale si basa su soluzioni che comprendono l’applicazione di forme di governance inclusive non solo al coordinamento di risorse materiali e finanziarie, ma anche all’utilizzo e alla ri-creazione di competenze, beni relazionali, norme comportamentali reciprocanti e cooperative, valori di solidarietà intra e inter-generazionale.