DICEMBRE 2016
 

Le istituzioni nonprofit in Italia.
Dieci anni dopo

In nessun campo dello sterminato mondo della conoscenza umana ci si può sedere sugli allori e pensare che sia sufficiente aver assimilato i cosiddetti “fondamentali” ed essersi costruiti una rappresentazione corretta della situazione reale – come appare in quel certo momento storico – per potere proporre riflessioni e indicazioni di policy come se il tempo non modificasse lo status quo. Per il segmento delle istituzioni non profit della società contemporanea, per quella parte di universo di organizzazioni di terzo settore che si trova nel nostro Paese, questa considerazione è ancora più vera. Il libro curato da Gianpaolo Barbetta, Giulio Ecchia e Nereo Zamaro lo dimostra in modo inoppugnabile: l’universo di istituzioni non per il profitto, alla luce degli ultimi dati del Censimento dell’Istat, ha subito un’evoluzione tale (rispetto a ciò che emergeva nel passato) che chi continua a studiare il fenomeno, o ad esserne protagonista attivo, deve prendere consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una realtà significativamente diversa rispetto a quindici anni fa; solo così si potrà riuscire a interpretarne il ruolo economico, sociale e politico e favorirne un corretto sviluppo a servizio del Paese. 

Le istituzioni nonprofit in Italia. <br />Dieci anni dopo

Design Networking. Sistemi locali di economie collaborative

Design Networking. Sistemi locali di economie collaborative

L’esperienza realizzata con il progetto La RES Rete Economia Sociale, sui beni confiscati alle mafie nei luoghi delle Terre di Don Peppe Diana – vasto territorio della provincia di Caserta – reinventa lo sviluppo locale nelle filiere dell’agroalimentare, del turismo sociale e della comunicazione, animandosi attraverso l’impegno concreto delle persone che hanno lavorato per determinare le nuove regole che realizzino una rete locale di relazioni economiche e sociali. La pratica sociale della collaborazione, estesa ai settori produttivi nonprofit e for profit, si fonda sulla solidarietà e sulle buone pratiche ed è documentata attraverso i progetti legati ai luoghi dove si sono compiuti. Questo articolo registra lo stato dell’arte, si fonda su un passato denso e ripercorre le fasi realizzative del design networking, racchiude le idee e le prospettive future secondo un modello di sviluppo che parte dal basso e diffonde e fa conoscere il territorio attraverso un racconto collettivo. 

Il caffè sospeso della tradizione napoletana

Il caffè sospeso della tradizione napoletana

Gli individui quotidianamente mettono in atto una serie di comportamenti che mal si conciliano con la visione self-interest e razionale dell’Homo Oeconomicus. Questo lavoro racconta di un field experiment, ovvero di un esperimento condotto nella vita reale, fuori dalle mura dal laboratorio, svolto sul comportamento dei consumatori nella città di Napoli, concernente, per la prima volta, l’antica tradizione del caffè sospeso. Dallo studio emerge che, tra i vari comportamenti dell’essere umano che contraddicono il modello di Homo Oeconomicus, quello del caffè sospeso mostra con particolare enfasi la presenza di atteggiamenti altruistici e “prosociali”. Caratteristiche e motivazioni delle persone che decidono di compiere questo gesto di generosità sono gli elementi principali che il presente studio si propone di analizzare. 

I luoghi di innovazione

I luoghi di innovazione

Le recenti evoluzioni dei sistemi economici hanno segnato importanti cambiamenti nelle dinamiche di consumo e in quelle produttive, facendo emergere con forza l’importanza dell’innovazione. Tra i fattori che, a diversi livelli, possono sostenere l’innovazione vi sono anche i cosiddetti “luoghi di innovazione”, cioè quegli spazi fisici, come ad esempio gli incubatori, i co-working, ma anche gli spazi collaborativi informali (es. biblioteche, bar e librerie), nei quali le persone possono incontrarsi per scambiarsi idee, apprendere reciprocamente e collaborare. Questi spazi possono essere un importante moltiplicatore del patrimonio cognitivo, umano e sociale presente in un territorio, in quanto offrono occasioni per sperimentare e sviluppare tecnologie, servizi e modelli d’impresa che al tempo stesso beneficiano della partecipazione diretta dei cittadini entro un framework collaborativo e generano nuove soluzioni ai problemi della comunità. In altri termini, possono contribuire a sviluppare in un territorio una particolare “atmosfera creativa” della quale possono beneficiare tutti gli attori (individui, gruppi più o meno formali, organizzazioni, ecc.) che vi operano. Recentemente si è assistito a una vera e propria proliferazione di spazi di questo tipo, che sono ritenuti cruciali per sostenere l’innovazione locale e la capacità di connessione con altri nodi esterni al territorio. Se queste premesse sono ormai condivise, manca tuttora un’analisi sistematica delle variabili organizzative che possono influenzarne l’efficacia. In questo senso, il presente articolo si propone di offrire una riflessione sulle caratteristiche organizzative dei luoghi di innovazione, con l’obiettivo di comprendere le leve a disposizione sia dei policy maker che dei soggetti gestori per aumentarne efficacia, impatto e sostenibilità.