OTTOBRE 2016
 

Innovazione sociale e pratiche tecnoscientifiche: il caso delle reti wireless comunitarie

Nel corso dell’ultima decade, un numero crescente di discipline interessate ai processi dell’innovazione ha rivolto l’attenzione al fenomeno delle reti wireless comunitarie (RWC). Queste ultime, consolidatesi ormai a livello globale, si configurano come un’infrastruttura costruita e autogestita da appassionati e cittadini, interessati a collaborare su base volontaristica con l’obiettivo di generare un nuovo modello di comunicazione digitale alternativo a Internet e ai servizi commerciali offerti sul mercato dagli Internet Service Provider (ISP). Le RWC rappresentano un caso emblematico per esplorare non solo gli aspetti tecnici di tecnologie sempre più pervasive nella società contemporanea, ma anche per mettere a fuoco le relazioni fra dimensioni sociali, politiche e tecnoscientifiche che sostengono le pratiche di innovazione. Infatti, le più recenti esperienze di RWC hanno acquisito un ruolo centrale nella ridefinizione delle forme di partecipazione e attivismo politico legato ai media digitali, e alle sue forme di innovazione. 

Innovazione sociale e pratiche tecnoscientifiche: il caso delle reti wireless comunitarie

Attività creativa e impresa culturale:
le domande di una ricerca giuridica

Attività creativa e impresa culturale: <br />le domande di una ricerca giuridica

Trovare una soluzione, dar vita a un’innovazione, costruire un’opera dell’ingegno costituiscono pratiche ugualmente creative. Ma la dimensione collettiva e sociale in cui si realizza la trasmissione di idee originali è cruciale, sotto il profilo della creazione pura così come dell’innovazione industriale. Infatti, l’attitudine creativa - artistica o meno che sia - si sprigiona e muove dal piano individuale al piano inter-imprenditoriale. Per quanto fondamentale per innescare l’innovazione, tuttavia, la creatività non basta, dato che risulta comunque necessario il filtro del mercato affinché l’imprenditore realizzi appieno le potenzialità di un’opera dell’ingegno. In questo contributo si propone una mappatura preliminare delle fasi attraverso cui si sviluppa l’attività creativa imprenditoriale - sia artigianale che industriale - allo scopo di indirizzare la ricerca sulle politiche regolative che possano incentivarne la nascita e sostenerne la crescita. 

Giovani, volontariato e nuova impresa sociale

Giovani, volontariato e nuova impresa sociale

Quali percorsi possono favorire il matching tra cultura del volontariato e impresa sociale? Negli ultimi anni Cesvot ha cercato di rispondere a questa domanda di ricerca attraverso alcuni studi svolti in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze (Raffini, 2015) e Iris - Idee & Reti per l’Impresa Sociale (Lenzi, Regine, 2015). Nonostante non ci sia un dialogo costante con le imprese e una progettualità comune nel tempo, il volontariato sembra attento alle attività dei cosiddetti incubatori di startup, soprattutto se finalizzati alla valorizzazione e accompagnamento di piccole associazioni che abbiano idee d’impresa innovative. La triangolazione giovani-volontariato-imprenditoria sociale sembra essere il fulcro di un possibile processo di reinvenzione dei rapporti tra agire privato e agire pubblico, agire economico e agire sociale, capace di offrire risposte innovative ai bisogni sociali e al tempo stesso alla creazione di lavoro. 

Per recuperare legittimità una riforma non basta

Per recuperare legittimità una riforma non basta

Una foglia di fico. E’ il rischio che corre la riforma del terzo settore e in particolare dell’impresa sociale. Una toppa, invece che uno strumento di sviluppo calato in un contesto vitale e legittimato presso i principali stakeholder e la pubblica opinione. Uno scenario ben diverso da quello dei primi anni ’90, quando la legge sulla cooperazione sociale fece da catalizzatore per energie diffuse, in primis nel terzo settore, ma anche nella Pubblica Amministrazione e nella società civile che riconosceva in modo molto chiaro il carattere meritorio dei beni e dei servizi prodotti da queste imprese allo stato nascente. Sarebbe quindi un errore preoccuparsi solo di implementare la norma in senso strettamente tecnico. La legge delega, in sé, è importante – e naturalmente anche i suoi decreti attuativi – ma senza una più ampia agenda di politiche e una campagna informativa e culturale che ricerchi un dialogo ad ampio raggio con la cittadinanza, non riuscirà a generare quell’impatto che la stessa norma attribuisce alle attività e iniziative dei soggetti di terzo settore e d’impresa sociale.