11  NOVEMBRE 2018
 

Un ulteriore terreno di confronto tra imprese nonprofit e imprese for profit è sicuramente il settore di attività economica1 (Ateco 2007), che consente di cogliere come questi due distinti ambiti istituzionali contribuiscano differentemente alla divisione sociale del benessere. I risultati sono sintetizzati nella Tabella 10 in cui si osserva un’alta percentuale di istituzioni nonprofit in forma societaria attive nel settore dell’assistenza sociale residenziale (50,6%) e non residenziale (46,8%) rispetto a quelle che si rilevano tra le imprese for profit.

lori-tab10 Tabella 10. Istituzioni nonprofit in forma societaria e dipendenti per settore di attività economica (Ateco 2007). Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

Nei settori della attività sportive di intrattenimento e di divertimento e dell’istruzione si registrano percentuali inferiori a quelle delle imprese for profit ma comunque significative (rispettivamente pari al 14,4% e al 6,2%). Infine, rispetto al totale, non è marginale la quota di istituzioni nonprofit in forma societaria attive negli ambiti dell’attività di servizi per edifici e paesaggio (2,9%) e delle attività di supporto per le funzioni d’ufficio ed altri servizi di supporto alle imprese (0,9%).

La distribuzione dei dipendenti secondo il settore di attività consente di cogliere meglio il peso del nonprofit societario che, se in termini di unità, rappresenta lo 0,5% delle imprese la quota sale al 3,7% considerando i dipendenti. Difatti, le imprese nonprofit impiegano il 93,5% e l’81,7% dei dipendenti attivi, rispettivamente, nei settori dell’assistenza sociale non residenziale e residenziale. Inoltre, un dipendente su quattro attivo nel settore dell’istruzione è occupato in un’impresa nonprofit mentre nell’ambito delle attività sportive di intrattenimento e di divertimento la proporzione è di uno a cinque. Pur presentando percentuali piuttosto basse quando sono rapportate alle imprese for profit, le istituzioni nonprofit in forma societaria impiegano quote di dipendenti non inferiori al 5% nei settori della sanità, degli altri servizi alla persona, dell’attività di servizi per edifici e paesaggio, delle attività di supporto per le funzioni d’ufficio.

 

Conclusioni

I dati illustrati nei paragrafi precedenti consentono di mettere in evidenza sia le differenze all’interno delle istituzioni nonprofit societarie sia come queste si caratterizzino rispetto al resto del settore nonprofit e alle imprese for profit. Tra le istituzioni nonprofit societarie vi è una forte eterogeneità dimensionale legata al settore di attività: se le istituzioni attive in campo sanitario e socioassistenziale tendono ad essere più grandi e con volumi d’affari consistenti, quelle attive in altri settori, ed in particolare nell’ambito ricreativo-sportivo, conseguono risultati economici ed occupazionali molto più ridotti.

Dal confronto con le istituzioni nonprofit non societarie e con le imprese mainstream emergono piuttosto chiaramente le specificità del settore nonprofit societario come: la diffusione piuttosto recente; la concentrazione nelle regioni del Mezzogiorno senza che a questa consegua un impatto occupazionale significativo; un assetto organizzativo labour intensive. Forse l’elemento più interessante che si evince dal confronto è la specificità funzionale del nonprofit societario e cioè quella di erogare prevalentemente servizi, ed in particolare servizi alla persona includendovi anche quelli di cura, sebbene, non vada sottovalutata la presenza in ambiti affatto tradizionali, tra cui la fornitura di servizi a supporto delle imprese.

Il confronto con il mondo delle imprese mainstream in termini della performance economica sembrerebbe improbo, ma non per quelle istituzioni nonprofit in forma societaria che anche attraverso processi di fusione ed acquisizione sono divenute grandi imprese, con più di 50 milioni di fatturato e con oltre 250 occupati.

Un’ultima riflessione scaturisce dalla specificità che presenta il nonprofit in forma d’impresa rispetto al resto del settore e i possibili impatti della riforma del terzo settore. I dati sembrerebbero indicare una divaricazione delle forme organizzative, tra istituzioni professionalizzate con un orientamento market e realtà associative che si fondano sull’azione volontaria, con differenze che non riguarderebbero solo la struttura organizzativa ma lo stesso ruolo societario, prevalentemente di produzione ed erogazione di servizi nel caso delle prime, più connotato in senso solidaristico e da una dimensione identitaria nelle seconde (Ascoli, Pavolini, 2017). La legge di riordino rischia di accresce ulteriormente questa divaricazione definendo un quadro normativo unico ma fra mondi che si parlano sempre meno.

 

Note

1. Per ragioni di sintesi, l’analisi si è concentrata sulle categorie di attività economiche in cui è più marcata la presenza di istituzioni nonprofit.

 

Bibliografia

Ascoli U., Pavolini E. (a cura di) (2017), Volontari oggi. Il volontariato italiano tra impegno politico e crisi del modello sociale, Il Mulino, Bologna.

Barbetta G.P., Ecchia G., Zamaro N. (a cura di) (2016), Le istituzioni nonprofit in Italia. Dieci anni dopo, Il Mulino, Bologna.

Borzaga C., Fazzi L. (2008), Governo e organizzazione per l’impresa sociale, Carocci, Roma.

Defourny J., Nyssens M. (2012), “The EMES approach of social enterprise in a comparative perspective”, EMES Working Papers Series, No. 12/03, EMES Network.

European Commission (2016), Social enterprises and their eco-systems: developments in Europe, Directorate-General for Employment, Social Affairs and Inclusion, Brussels.