DICEMBRE 2016
 

Design per economie della condivisione

Le strategie di sviluppo territoriale a scala locale fanno riferimento a strategie di sviluppo di terza generazione in cui il “visioning” è orientato alla costruzione di scenari di lungo periodo e per questo “visionari”, che possono essere di appoggio a strategie di sviluppo rimodulabili nel tempo e capaci di creare consenso. Le dinamiche che si mettono in campo per raggiungere questi obiettivi hanno le seguenti caratteristiche: processi bottom-up, che nascono dai contesti locali e dall’ascolto della voce delle persone e dei futuri utenti (attraverso user-centered approach); processi negoziali, che includono la complessità dei soggetti sociali ed imprenditoriali coinvolti nel processo di sviluppo atti ad incrementare le forme di democrazia partecipativa; processi di valorizzazione delle risorse, che richiedono la cooperazione tra gli attori dello sviluppo locale.

L’approccio a rete – una volta definite le priorità, condiviso il programma “comune” e l’ecosistema degli attori coinvolti – converge sui progetti per realizzare gli investimenti e per sostenere il tessuto sociale ed economico insieme alle imprese. Il primo step, quindi, è riferibile alla definizione e configurazione di una rete di attori promotori delle istanze di sviluppo locali.

La rete si adopererà per la concertazione e negoziazione tra i vari attori promuovendo uno sviluppo appropriato, incentrato sulle priorità e sulla trasformazione di queste in progetti e azioni realizzabili e finanziariamente sostenibili. In questo modo l’eterogeneità degli attori della rete focalizzerà l’attenzione sul territorio, elemento centrale, da dove far riparte il processo di verifica della coerenza dei progetti presentati rispetto alla strategia di sviluppo condivisa a valle.

La verifica delle vocazioni e degli investimenti – rispetto ai progetti da realizzare programmati sul territorio – vedrà l’attività coordinata degli attori della rete che si focalizzeranno sui seguenti punti: la validità degli investimenti previsti e il loro effetto sugli ostacoli allo sviluppo; la capacità di formulare offerte che raggiungano i beneficiari interni ed esterni dell’intervento; la coerenza tra la strategia d’intervento e la reale dinamica territoriale.

 

Le logiche del design

Dopo aver definito le caratteristiche e le relative criticità del campo d’azione, è possibile tracciare alcune linee guida generali che contraddistinguono l’intervento a livello territoriale. Se consideriamo quindi il sistema territoriale oggetto di interesse progettuale per il design, l’azione di design assume carattere:

  1. sociale, essendo un processo discontinuo e negoziato. L’intervento sul territorio, in chiave di sviluppo sostenibile, non si configura come il risultato di una decisione imposta dall’alto bensì deriva da un processo negoziale tra le parti che rappresentano interessi differenti;
  2. eterogeneo: le attività progettuali possono confrontarsi con la dimensione economica e tecnico-produttiva, ampliando il campo di attività alle pratiche in campo sociale, culturale, ambientale;
  3. negoziale: l’azione di design si colloca all’interno di un processo ampio che connette pubblico e privato e che coinvolge diversi livelli di competenze e di soggetti istituzionali ed economici, come gli stessi individui, i rappresentanti delle parti sociali, etc.;
  4. connettivo: l’attività progettuale può essere essa stessa lo strumento per abilitare e facilitare i processi di natura creativa e dunque la condivisione del sapere tra comunità diverse, focalizzate sul territorio nella sua complessità e nella sua traiettoria di cambiamento.

Progettare, dunque, un elemento di servizio o un sistema di prodotti, nell’ottica di valorizzazione territoriale, comporta un confronto con attività di natura organizzativa, negoziale e di gestione che diventano parte integrante dell’azione progettuale. L’ipotesi da cui muove l’approccio del design è che il territorio sia considerato nella sua dimensione partecipativa che ne caratterizzi le azioni, essendo attività di natura collettiva. Le premesse perché si possa concretizzare il cambiamento si basano su processi che hanno una forte componente relazionale e sociale.

 

Il design dei saperi contestuali

Il progetto nasce e si sviluppa in contesti in cui la cooperazione e la collaborazione sono una parte fondamentale, proprio per il sistema complesso di interessi e di realtà che compongono e identificano il sistema territoriale. I sistemi locali esprimono un sapere contestuale, un sapere che si stabilisce in seno ad una comunità i cui partecipanti condivido esperienze, lingua, cultura. Il significato dei luoghi è conferito grazie all’esperienza diretta dell’attore sociale che rielabora i contenuti in quel determinato contesto. Recuperare questo tipo di conoscenze occasionate dal vivere i luoghi in funzione del contesto di relazione, pone il design all’ascolto dei luoghi stessi e nel ruolo di interprete dei saperi taciti e non codificati.

Il design come organizzazione di competenze è capace di intervenire concretamente in tali meccanismi, portando un contribuito che si rende evidente, da un lato, rispetto alla dimensione del “come fare le cose” in termini di soluzioni concrete, dall’altro, intervenendo sui meccanismi di scenario e delle prospettive d’azione che possano favorire i processi più ampi di sviluppo locale. Pertanto, il design può assumere valenza di visioning strategico, inteso come capacità di immaginare traiettorie di sviluppo e prefigurare nuove reti relazionali; modalità innovative da sperimentare nelle prospettive di azione, ad esempio nello scouting di competenze utili al sistema territoriale. Il design delinea soluzioni operative specifiche, derivate da forme progettuali di natura contestuale, chiarisce la partecipazione allargata intesa come una forma di co-definizione del progetto di sviluppo attraverso la cooperazione tra soggetti proponenti e destinatari. Se consideriamo inoltre gli strumenti progettuali a disposizione dei designers, possiamo individuare differenti categorie:

  1. di carattere metodologico/organizzativo e strumenti di progetto che supportano l’analisi delle risorse territoriali (del contesto locale, delle attività umane, degli utenti...);
  2. di informazione e comunicazione e diffusione delle informazioni;
  3. di facilitazione e coinvolgimento nel processo creativo;
  4. di visualizzazione delle soluzioni di progetto e delle attività all’interno di tutto il processo.

L’obiettivo è dunque di introdurre innovazione a scala territoriale, favorendo la connessione tra luoghi e persone, l’apprendimento continuo, la valorizzazione degli elementi materiali come il sapere contestuale, la cultura, le tradizioni; infine è necessario adottare un approccio che promuova una forma comunitaria di progetto in grado di agire contemporaneamente ed in modo integrato su livelli strategici, organizzativi e progettuali.

 

Conclusione

Il design nell’esperienza descritta ha funzionato come un sistema di azioni messe in campo per dare una svolta concreta alla realtà dei fatti in altri preferibili e desiderabili, caratterizzando di fatto i progetti che sono stati realizzati. In questo senso il design ha contribuito a sviluppare una metafora leggera, in contrapposizione alle culture tradizionali che tendono ad immobilizzare la vita dei Paesi e conseguentemente la vita delle persone, consolidando gli equilibri esistenti gestiti sempre più dai poteri forti.

Le esperienze progettuali sviluppate nelle Terre di Don Peppe Diana hanno rivoluzionato la struttura di pensiero prima, economica poi, di un intero territorio e di conseguenza hanno cambiato le strutture sociali e culturali di quelle realtà specifiche, dove i legami sociali sono stati disintegrati. Il processo di design ha assecondato e fornito ad un gruppo di persone – che ha deciso di dover cambiare e di voler trovare una strada diversa e nuova per lo sviluppo della comunità – un approccio contemporaneo, immaginando e promuovendo una visione nuova del territorio.

Il design, l’attività di progettare, è una caratteristica fondamentale della natura umana ed un fattore critico essenziale per la qualità della vita. Le attività delle reti messe in azione dalle piccole imprese legate a La RES Rete di Economia Sociale è un’attività di design che non manipola solamente gli aspetti materiali della produzione, i processi produttivi, i prodotti delle terre, ma lavora anche sulla struttura sociale del territorio, mostrando come un modo diverso di vivere, di lavorare, di rapportarsi all’economia sia possibile e preferibile. E’ un design delle relazioni sociali e delle culture, un’attività molto complessa, che affronta quelli che Rittel e Webber (1973) definirebbero come “wicked problems” (“problemi cattivi”), ossia problemi non facilmente definibili, che non possono essere risolti con logiche lineari e pertanto sono difficili da risolvere (Morelli, 2015). Quindi, accanto ai designer, vi sono le persone che volontariamente si sono messe in gioco e con le loro capacità e la loro sensibilità, dopo anni di pressione e dopo che il desiderio di riscatto e di reazione alle forze immobilizzanti ha preso la meglio, hanno immaginato di tornare ad essere una comunità di senso. I tools che si sono dati per ricreare le basi per riacquistare il potere perduto hanno configurato una microeconomia che gradualmente si va espandendo e consolidando. “Sono, queste, un’espressione forte di un fenomeno emergente più ampio, in base al quale singoli individui e gruppi, costatando l’incapacità delle strutture istituzionali esistenti, di risolvere problemi complessi, cercano soluzioni dal basso, riscoprendo le possibilità di associarsi, di fare le cose insieme, di sfruttare la capacità, anch’essa intrinseca nella natura umana, di associarsi, di vivere e di lavorare insieme” (Morelli, 2015).

L’esperienza caso-studio di La RES fornisce un resoconto narrativo fatto dalle persone che in prima istanza sono insorte silenziosamente proponendosi di ridefinire le regole del gioco, in opposizione alle logiche locali. La motivazione di rendere l’ambiente vivibile è frutto della cooperazione tra le persone che si sono organizzate in una rete solida ed estesa. I contenuti che tengono insieme i progetti delle persone e le istituzioni pubbliche e private in rete, hanno un significato che va oltre l’esperienza specifica. La rete con le sue strutture leggere si fonda sui principi dell’appartenenza ad un luogo dove si è sviluppato il senso attraverso le conoscenze personali, familiari, la fiducia reciproca e la costruzione di una visone comune. La diffusione di questo modello di rete territoriale è auspicabile e la sua replicabilità porterà sicuramente ad una maggiore consapevolezza delle scelte e dei meccanismi da predisporre per la sua piena realizzazione.

 

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Maria Antonietta Sbordone Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli - Seconda Università degli studi di Napoli