13  DICEMBRE 2019
 
Struttura e performance delle cooperative italiane

Struttura e performance delle cooperative italiane

Abstract

Nell’ultimo decennio si sono susseguiti diversi tentativi di misurare le dimensioni del sistema delle imprese cooperative italiane attraverso l’utilizzo di diverse fonti di dati. I risultati ottenuti, anche se non sempre coincidenti, hanno fatto crescere l’interesse ad una valutazione specifica del ruolo e della rilevanza economica e occupazionale della cooperazione in Italia. Interesse rafforzato anche dalla recente crisi economica, il cui perdurare ha evidenziato come, per individuare strategie in grado di rimettere l’Italia su un sentiero di crescita, sia necessario valutare attentamente il contributo che può venire non solo da ogni settore e da ogni istituzione pubblica e privata, ma anche dalle diverse forme di impresa. Questo lavoro di rappresentazione statistica del settore cooperativo è ora facilitato dal rilascio periodico di dati ufficiali da parte dell’Istat, attraverso l’uso congiunto del sistema dei registri statistici di Asia, dell’archivio di microdati economici, rende oggi possibile monitorare le cooperative garantendo annualmente la disponibilità di dati sulla localizzazione delle imprese, sulla loro attività economica e sulla sua occupazione. Il rapporto Istat-Euricse sulle dimensioni del settore cooperativo, di cui in questo estratto si presentano i risultati principali, nasce con un duplice obiettivo: da un lato, delimitare i confini della cooperazione, e quindi il suo peso nel complesso dell’economia nazionale e, dall’altro, individuare i settori in cui le cooperative hanno una rilevanza maggiore e risultano più dinamiche, mettendone in luce le peculiarità e i vantaggi competitivi, soprattutto in ottica comparata con le altre imprese.

DOI: 10.7425/IS.2019.13.04

 

Introduzione

Nell’ultimo decennio si sono susseguiti diversi tentativi di misurare le dimensioni del sistema delle imprese cooperative italiane attraverso l’utilizzo di diverse fonti di dati, sia interne alle associazioni di rappresentanza sia di natura amministrativa (Istat, 2008; Bentivogli, Viviano, 2012). I risultati ottenuti, anche se non sempre coincidenti, hanno fatto crescere l’interesse ad una valutazione specifica del ruolo e della rilevanza economica e occupazionale della cooperazione in Italia. Interesse rafforzato anche dalla recente crisi economica, il cui perdurare ha evidenziato come, per individuare strategie in grado di rimettere l’Italia su un sentiero di crescita, sia necessario valutare attentamente il contributo che può venire non solo da ogni settore e da ogni istituzione pubblica e privata, ma anche dalle diverse forme di impresa (Viganò, Sallustri, 2015). Si è fatta quindi strada l’opportunità di andare oltre la classificazione delle variabili economiche e occupazionali per settore istituzionale e delle imprese in ‘società non finanziarie’ e ‘società finanziarie’ e in particolare di tenere conto della pluralità delle forme d’impresa e della differente natura dei proprietari dell’impresa e dei loro interessi (Bouchard, Rousselière, 2015; <ILO, 2017a; ILO, 2017b; ILO, 2018).

Questo lavoro di rappresentazione statistica del settore cooperativo è ora facilitato dal rilascio periodico di dati ufficiali da parte dell’Istituto Nazionale di Statistica che, attraverso l’uso congiunto del sistema dei registri statistici di Asia (Imprese, Unità locali, Occupazione e Gruppi), dell’archivio di microdati economici (frame SBS), rende oggi possibile monitorare le cooperative garantendo annualmente la disponibilità di dati sulla localizzazione delle imprese, sulla loro attività economica e sulla sua occupazione. Per parte sua, Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) ha posto, sin dalla sua costituzione, la mappatura delle cooperative italiane al centro della propria attività di ricerca attraverso la raccolta e la sistematizzazione di informazioni attendibili e periodicamente aggiornate sul settore (Borzaga, 2015; 2017).

Il rapporto Istat-Euricse sulle dimensioni del settore cooperativo1, di cui in questo estratto si presentano i risultati principali, punta quindi a superare i limiti finora riscontrati unendo alla qualità delle informazioni prodotte da Istat (coerenti con le regole definite dal sistema Statistico Europeo) le competenze specifiche nell’ambito cooperativo di Euricse. Il rapporto nasce con un duplice obiettivo: da un lato, delimitare i confini della cooperazione, e quindi il suo peso nel complesso dell’economia nazionale e, dall’altro, individuare i settori in cui le cooperative hanno una rilevanza maggiore e risultano più dinamiche, mettendone in luce le peculiarità e i vantaggi competitivi, soprattutto in ottica comparata con le altre imprese. Per quanto riguarda il primo obiettivo, il rapporto cerca di fare un passo in avanti nell’analisi delle dimensioni del settore includendo in modo ufficiale anche i gruppi cooperativi, ossia tenendo conto anche delle società di capitali controllate da cooperative. Rispetto al secondo obiettivo, si approfondisce la distribuzione e la rilevanza delle cooperative per area geografica e settore economico, ponendo attenzione anche alla diffusione (e al peso) delle differenti tipologie cooperative (agricole, consumo, ecc.).

Lungo questa linea di ricerca, alla definizione della consistenza delle cooperative italiane, si affianca un’analisi del loro comportamento durante la crisi e delle caratteristiche del lavoro nelle cooperative. Il primo approfondimento è utile soprattutto per verificare empiricamente se, rispetto alle altre imprese, la diversa natura delle imprese cooperative abbia determinato anche differenti livelli di stabilità e tenuta a vantaggio dell’intero sistema economico italiano. Il secondo approfondimento intende invece indagare i tratti del lavoro nelle cooperative, con riguardo sia al profilo del lavoratore che al tipo di contratto offerto.

 

Il quadro della cooperazione in Italia

 

Le cooperative

Nel 2015, le 59.027 cooperative risultate attive2 – pari all’1,3% delle imprese attive sul territorio nazionale –– hanno occupato, in termini di posizioni lavorative in media annua3, poco più di 1,1 milioni addetti (dipendenti e indipendenti), 33 mila lavoratori esterni4 e 10 mila lavoratori in somministrazione (Tabella 1), pari al 7,1% dell’occupazione totale delle imprese. Queste cooperative, al netto delle cooperative del settore finanziario e assicurativo5, hanno generato un Valore Aggiunto (VA) di 28,6 miliardi di euro, pari al 4% del VA delle imprese (sempre escludendo le imprese del credito e assicurazioni).

carini-tab1Tabella 1. Cooperative, valore aggiunto, addetti, lavoratori esterni e in somministrazione. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat.

Tra le cooperative attive spiccano le cooperative di lavoro6 (29.414 cooperative; il 49,8% del totale), sociali (14.263; il 24,2%), d’utenza o di consumo (3.844, il 6,5%) e quella di produttori del settore primario (1.791; pari al 3% del totale). La cooperazione di lavoro e quella sociale, oltre a registrare il maggior numero di imprese, sono anche le due tipologie cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto (Tabella 2): 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari, complessivamente, al 73,4% del valore aggiunto dell’intera cooperazione nel 2015. Tra le rimanenti tipologie cooperative, non si può trascurare l’apporto della cooperazione di produttori del settore primario che, con i 2,6 miliardi di euro di valore aggiunto registrati nel 2015, contribuisce con il 9,2% al valore aggiunto complessivo.

carini-tab2Tabella 2. Cooperative, valore aggiunto (in euro), addetti, esterni e lavoratori in somministrazione per tipologia cooperativa. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat, MISE – Albo delle cooperative.

 

I gruppi cooperativi7

L’aggregazione tra cooperative è una pratica assai diffusa in Italia, e non solo, ed è generalmente finalizzata allo svolgimento di attività che, o individualmente o nella forma giuridica della cooperativa, la singola cooperativa non riuscirebbe a intraprendere del tutto o in modo efficiente. Essa trova dunque la sua maggiore utilità nel favorire la crescita dimensionale delle cooperative di primo grado attraverso lo sfruttamento di specifiche economie di scala. Per realizzare i processi di aggregazione le cooperative dispongono sostanzialmente di due forme: possono costituirsi in consorzio oppure possono dar vita e controllare imprese di capitale. Le ragioni economiche che possono portare una cooperativa o più cooperative ad optare per la costituzione e il controllo di una o più società di capitali, invece che di una società consortile, sono molteplici. Innanzitutto, tale pratica si ritrova abitualmente in settori capital-intensive dove, le difficoltà della forma cooperativa nella raccolta di capitale, dovute ai limiti imposti dalla legge alla sua remunerazione, possono essere ovviati proprio attraverso l’impiego di una forma più adatta e funzionale al recupero delle risorse finanziarie. La costituzione di un’entità imprenditoriale separata ma controllata può rispondere inoltre al principio della divisione efficiente del lavoro perché consente di organizzare e condurre attraverso un’impresa controllata un’attività complementare a quella principale e per la quale la cooperativa controllante non dispone al proprio interno delle competenze necessarie. In questo modo, si fa leva sulla specializzazione produttiva per incrementare l’efficienza dell’intero gruppo.

Un’ulteriore ragione per optare per la costituzione di un’impresa controllata è rappresentata infine dalla necessità, qualora la cooperativa intenda adottare una politica di internazionalizzazione dell’attività, di aprire un’unità secondaria all’estero (p.e. attività di marketing/commercializzazione). In questo caso, non esisterebbe infatti alcuna soluzione, se non quella di formare una società (di capitali) controllata dalla cooperativa (non essendo percorribile l’alternativa cooperativa).

Nel 2015, in Italia operavano 812 gruppi d’impresa con al vertice una cooperativa controllante8 e comprendevano, oltre alle cooperative controllanti, anche 1.971 società di capitali e 47 cooperative (Tabella 3).

Se l’ampiezza media (in termini di unità) dei gruppi controllati da una cooperativa (2,3) risulta leggermente superiore a quella dei gruppi controllati da altre forme d’impresa (1,8), differenze maggiori si rilevano per quanto riguarda i dipendenti (in media 96,6 per i primi vs. 20,7 per i secondi) e il valore aggiunto (in media 3,5milioni di euro per i primi e 1,7 milioni per i secondi).

carini-tab3Tabella 3. Gruppi d’impresa per forma giuridica della controllante. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, la quasi totalità delle cooperative isolate opera in una sola regione (99,6%), tra i gruppi d’impresa a guida cooperativa tale quota scende all’84,7% mentre è leggermente superiore tra i gruppi controllati da un’impresa (Tabella 4).

La complessità della struttura di un gruppo di imprese, anche per il settore cooperativo, è testimoniata dal fatto che solo il 35,9% dei gruppi d’impresa con al vertice una cooperativa tende ad essere uni-settoriale, dove cioè tutte le unità economiche del gruppo risultano attive in un solo settore della classificazione Ateco (a livello di lettera), quota che è superiore di oltre 4 punti percentuali a quella che si osserva negli altri gruppi.

carini-tab4Tabella 4. Settorialità e regionalizzazione dei gruppi d’impresa e delle cooperative isolate. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat.

Poco meno della metà dei gruppi (47,9%) è controllato da cooperative di lavoratori che rappresentano la tipologia che più si avvale dello strumento del controllo con 1.124 imprese, pari ad oltre il 55,7% delle imprese controllate dall’intero settore cooperativo (Tabella 5). A seguire si trovano le cooperative “altre” con 398 controllate.

carini-tab5Tabella 5. Gruppi controllati da cooperative - Numero di imprese controllanti e controllate per settore cooperativo e Ateco. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Ministero dello Sviluppo Economico - Albo Cooperative.

 

I confini allargati della cooperazione

Includendo quindi le imprese controllate, le dimensioni economiche ed occupazionali della cooperazione crescono significativamente. Si tocca infatti quota 31,3 miliardi di euro di valore aggiunto, 1,2 milioni di addetti e poco meno di 50 mila lavoratori esterni o somministrati (Tabella 6). Si tratta di aumenti, rispetto ai dati delle sole cooperative presentati nei paragrafi precedenti, del 9,3% in termini di valore aggiunto, del 6% circa rispetto ad addetti ed esterni, e di oltre il 24% in considerazione dei lavoratori somministrati.
La cooperazione, nei suoi confini allargati, arriva a rappresentare quindi il 4,0% del valore aggiunto e il 7,0% degli addetti del totale imprese attive nel 2015.

carini-tab6Tabella 6. Cooperative e controllate, valore aggiunto (in euro), addetti, esterni e somministrati. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat.

 

Caratteristiche del lavoro nelle cooperative

Guardando le diverse tipologie di cooperative (Tabella 7), la composizione della forza lavoro risulta piuttosto omogenea, con percentuali di lavoro dipendente che superano l’85% per tutte le tipologie analizzate.

In riferimento alla dimensione della cooperativa espressa in classi di lavoratori, si osserva che la quota di dipendenti si attesta al di sotto dell’80% per le cooperative che hanno fino ad un solo lavoratore, e sale al 95% tra quelle con oltre 10 lavoratori. L’impiego di lavoratori in somministrazione interessa principalmente le cooperative più grandi (1,0%).

carini-tab7Tabella 7. Dipendenti, Indipendenti, Esterni, lavoratori in somministrazione delle cooperative per tipologia cooperativa, classe di lavoratori e di fatturato. Valori percentuali. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni su dati Istat, MISE – Albo delle Cooperative | *I lavoratori includono: dipendenti, indipendenti, esterni, lavoratori in somministrazione

Volendo delineare un profilo dei lavoratori dipendenti delle cooperative (Tabella 8), si osserva come essi siano concentrati soprattutto nella classe 30-49 anni (58,5%), mentre il 13,1% ha un’età compresa tra i 15 e i 29 anni e più di un quarto è over 50. Si osserva inoltre che i dipendenti sono in maggioranza di genere femminile (52,2%). Circa il 66% dei dipendenti possiede un diploma di scuola secondaria (di I o II grado) ed oltre il 15% è laureato contro un 5% che ha acquisito al massimo la licenza primaria.

 

Foto: Walker Evans, Show Bill, Demopolis, Alabama, 1936

Manlio Calzaroni esperto in statistica, già Istat

Chiara Carini Euricse

Massimo Lori Istat