11  NOVEMBRE 2018
 

Includi.MI: contesto e approccio

Data la complessità del contesto e degli obiettivi, Includi.MI si è configurato come una sperimentazione volta a lavorare con attori pubblici e privati impegnati in processi di innovazione sociale nella città di Milano per capire il modo migliore per arrivare gradualmente a politiche della domanda di innovazione sociale, capaci di stimolare la sostenibilità e scalabilità di queste soluzioni. Più specificamente, il progetto ha mirato a inquadrare e sperimentare la fornitura di strumenti, competenze e connessioni in grado di rafforzare l’ecosistema dell’innovazione sociale locale, sviluppando allo stesso tempo un format replicabile per lo sviluppo di competenze anche in altri contesti urbani.

Il progetto si è articolato lungo quattro linee d’azione. La prima è stata finalizzata allo sviluppo e rafforzamento delle competenze dei dipendenti pubblici, in particolare nella progettazione di politiche pragmatiche, nella definizione di nuovi strumenti – come i meccanismi contrattuali Pay-by-Results e i Social Impact Bond – e la misurazione dell’impatto sociale generato da fornitori e partner. Inoltre, come secondo obiettivo, il capacity building ha riguardato lo sviluppo e rafforzamento delle competenze degli innovatori sociali finalizzate a comprendere processi e meccanismi di interazione e dialogo con la PA e a misurare l’impatto sociale generato dai propri interventi, puntando alla costruzione di schemi innovativi di collaborazione pubblico-privato basati sulla rendicontazione di un impatto sociale misurabile. La terza linea di azione è stata finalizzata all’apertura e ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione sociale locale attraverso l’identificazione e connessione diretta di innovatori sociali e innovatori della PA, ingaggiati su sfide locali condivise. Infine, innovatori sociali e funzionari pubblici hanno collaborato all’individuazione di nuovi modelli di governance partendo dalla mappatura e analisi dell’attuale politica ed ecosistema locale per l’innovazione sociale, per arrivare a una più efficace inclusione di cittadini e imprenditori sociali nel ciclo di design e implementazione delle politiche.

Queste linee d’azione riflettono un approccio multidisciplinare che combina design e strumenti gestionali, che riteniamo possano contribuire a costruire ecosistemi di innovazione sociale locale in modi nuovi e più efficaci, promuovendo al tempo stesso partenariati pubblico-privato orientati alla generazione di impatto sociale (Di Dio, Mortati, 2017). Includi.MI, più in generale, si basa sull’idea che le abilità e le competenze professionali provenienti dai progettisti hanno un ruolo rilevante nelle politiche per gli ecosistemi dell’innovazione sociale (Junginger, 2017), in cui gli strumenti di progettazione possono integrare approcci gestionali per allineare meglio le sfide e le opportunità e creare una governance più inclusiva in cui la pubblica amministrazione e l’imprenditoria sociale cooperino più sistematicamente.

Al fine di orientare con maggiore efficacia le diverse attività del progetto, prima dell’avvio del percorso di capacity building è stata realizzata una mappatura delle politiche comunali per l’innovazione sociale a Milano, finalizzata in particolare alla comprensione dell’approccio del Comune al finanziamento e al sostegno dell’innovazione sociale e dell’articolazione dei soggetti coinvolti. L’analisi ha riguardato tutti gli interventi che citano espressamente l’innovazione sociale realizzati tra il 2012 e il 2017, in particolare dalla Direzione per l’economia urbana, per un totale di 20 azioni complessive. In parallelo, sono stati intervistati alcuni degli innovatori sociali più attivi sul territorio che sono stati coinvolti dalle politiche del Comune.

Tale mappatura contribuisce a completare le numerose analisi delle politiche di innovazione sociale a Milano (si veda per esempio Sgaragli e Montanari, 2016), offrendo una lettura delle diverse tipologie di soggetti coinvolti e di strumenti di intervento adottati, mettendo a disposizione, attraverso di essa, alcune riflessioni su processi e capacità di stabilire efficaci collaborazioni pubblico-privato e costruire ecosistemi equilibrati. In sintesi, la mappa, che non viene approfondita in questo articolo, suggerisce che il Comune di Milano nel tempo ha adottato tre principali strumenti di intervento, basati su bandi pubblici, l’avvio di soggetti intermediari a presidio di temi specifici, o processi di consultazione pubblica.

Per la nostra analisi è stato interessante osservare le iniziative legate a gare di appalto o bandi per incentivi rivolti a soggetti “intermediari” che forniscono servizi di accelerazione, incubazione, co-working, animazione territoriale (es. FabriQ, Speed Mi Up, BASE). Questi soggetti stanno gradualmente assumendo un ruolo di riferimento per specifiche comunità di soggetti, contribuendo anche a processi di rigenerazione urbana sebbene tale finalità non venga sempre esplicitata e formalizzata tra gli obiettivi. Dall’analisi e dalle interviste emergono come attori fondamentali intorno ai quali strutturare l’ecosistema e quindi da rafforzare con competenze specifiche che permettano loro eventualmente anche di prendere posizioni guida e di riferimento nei rispettivi ambiti di azione (fablab, attivazione culturale, imprenditoria sociale, ecc.). Anche i processi di consultazione e partecipazione pubblica che negli anni sono stati rivolti ai cittadini e ad associazioni e organizzazioni intermedie, si stanno gradualmente intensificando, mostrando un’evoluzione temporale nell’approccio utilizzato dallo stesso Assessorato che ha posto un’attenzione progressiva alle azioni di coinvolgimento diretto di beneficiari, esperti e cittadinanza, grazie anche ad alcune sperimentazioni promosse attraverso finanziamenti europei.

In sintesi l’analisi conferma l’intensità dell’impegno del Comune sul tema dell’innovazione sociale, espressa da un accurato lavoro di sostegno diretto e abilitazione di singole organizzazioni, imprese e hub innovativi, che ha prodotto uno tra i più fertili ecosistemi per l’innovazione sociale in Italia. Ciononostante, sia dall’analisi delle policy che dalle interviste agli innovatori sociali, nel corso del progetto è risultata ancora debole la capacità di questi attori di connettersi sistematicamente in un ecosistema funzionante e sorretto da una governance inclusiva.

 

La Scuola di Design e Social Impact

Su quest’ultimo aspetto ha provato a intervenire la Scuola di Design e Social Impact di Includi.Mi, che è stata indirizzata sia all’amministrazione pubblica che agli innovatori sociali attraverso due giorni di lavoro e formazione collettiva. Basandosi su un framework di competenze sviluppato recentemente da Nesta (Christiansen et al., 2018 – Fig. 1), la scuola si è configurata come una prima sperimentazione di alcuni tratti ritenuti cruciali per la risoluzione di problemi pubblici complessi, con particolare attenzione alle caratteristiche tipiche del design (es. prototipazione, storytelling, osservazione degli utenti, ecc.), ossia:

  • lavorare insieme: costruire ponti, come capacità di orchestrare interazioni per creare terreno comune e appartenenza;
  • consapevolezza politica e amministrativa: storytelling e advocacy, come capacità di usare narrative e media per articolare la visione e l’informazione in modo convincente;
  • accelerazione dell’apprendimento: prototipazione e iterazione, come capacità di testare idee e migliorarle sistematicamente.

didioFigura 1. Competenze per la risoluzione dei problemi complessi nelle politiche pubbliche. Fonte: Nesta (Christiansen et al., 2018)

Queste competenze sono state affrontate attraverso un programma di due giorni. Durante il primo giorno, dedicato a sessioni di approfondimento tematico, si sono tenute conferenze e presentazioni di casi studio di esperti provenienti da diversi settori. In particolare, le lezioni hanno fornito esempi e informazioni sui nuovi strumenti finanziari per l’imprenditoria sociale – come Social Impact Bonds e schemi Pay-by-Results – e pratiche di misurazione di impatto sociale. Il secondo giorno, dedicato alla progettazione di esperienze di policy, è stato strutturato partendo da una lezione iniziale per introdurre l’approccio, seguita da sessioni di co-design e lavoro pratico, finalizzato in particolare a stimolare i partecipanti attraverso una serie di attività concrete volte a fornire una prima comprensione delle competenze menzionate. Il programma può essere considerato innovativo per almeno due motivi. Innanzitutto, coinvolge i rappresentanti della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria sociale attivi nell’area metropolitana di Milano, in un luogo di lavoro tra pari (non solo regolatore o soggetto regolato) e favorevole alla ricerca di linguaggi e obiettivi comuni. In secondo luogo, il programma combina lezioni tradizionali con sessioni di co-design e apprendimento sperimentale, basate sull’idea che una politica fondata su partnership per l’impatto sociale dovrebbe necessariamente responsabilizzare congiuntamente funzionari pubblici e innovatori sociali, sviluppando le loro competenze per collaborare e comprendere le sfide pubbliche in modo nuovo.

 

Valutazione critica e sfide future

Gli apprendimenti chiave del progetto sono in linea con la recente discussione sugli ecosistemi europei per l’innovazione sociale. Anche se non abbiamo avuto l’opportunità di concentrarci sulla domanda di innovazione sociale e sugli appalti pubblici, ai quali anche Georghiou (2018) attribuisce un ruolo importante, questo tema è emerso regolarmente come elemento chiave per uno sviluppo sistematico dell’ecosistema dell’innovazione sociale e si è confermato il bisogno di accompagnare l’emergere di una nuova finanza pubblica capace di riflettere la complementarietà di obiettivi sociali ed economici con lo sviluppo di una nuova serie di competenze, tra cui quelle legate alla progettazione e guida degli ecosistemi.

Al fine di costruire una partnership pubblico-privata per l’impatto sociale, è necessario che i responsabili politici agiscano come “collaborative institutional ecosystem managers” (Foster, Iaione, 2015: 337) piuttosto che semplici regolatori, e che gli innovatori sociali siano consapevoli e disposti a condividere le responsabilità in merito alle politiche e ai beni comuni. Un caso che va in questa direzione sembra essere quello proposto da Torino Social Impact (TSI), nato a fine 2017 con la firma di un Memorandum of Understanding e presentato a febbraio 2019, come piattaforma aperta ai soggetti che operano nel campo dell’innovazione sociale e della finanza ad impatto sull’area metropolitana della Città di Torino. In questo contesto sembra che i ruoli degli amministratori pubblici e degli innovatori sociali si stiano ibridando, facendo sfumare anche la tradizionale distinzione tra approcci top-down e bottom-up e proponendo un modello nel quale attori istituzionali e civici cooperano sempre più a livello intermedio, in arene di apprendimento aperte con strutture di co-gestione auto-organizzanti (Schauppenlehner Kloyber, Penker, 2016).

Ciononostante, come emerge anche dal progetto Includi.Mi, la costruzione di tali partenariati richiede una tabella di marcia a lungo termine per una trasformazione più profonda della competenze di funzionari pubblici e di innovatori sociali, oltre alla volontà di cooperare come pari e di ricostruire la fiducia e la coesione sociale. Una trasformazione che è ancora più rilevante quando si suppone che le partnership adottino schemi basati sui risultati, in cui relazioni di fiducia e cooperazione sembrano rilevanti quanto la consapevolezza tecnica. Includi.MI, grazie all’impegno positivo di pubblica amministrazione e innovatori sociali, potrebbe rappresentare un primo passo in questa direzione.

 

DOI: 10.7425/IS.2018.11.05

Denise Di Dio Tiresia, Politecnico di Milano

Marzia Mortati Politecnico di Milano

Stefano Maffei Politecnico di Milano