11  NOVEMBRE 2018
 
Spazio del settore sociale e sharing economy

Spazio del settore sociale e sharing economy

La mia generazione di studenti di economia è stata abituata alla distinzione Stato/Mercato che, come quasi tutto ciò che abbiamo imparato negli anni ‘80, è obsoleta; forse era già vecchia allora, risentendo di una cecità degli economisti ai contributi di altre scienze sociali. Un’illustrazione di quella attitudine era il salto logico, quasi sempre compiuto, dall’identificazione di un fallimento del mercato alla ricerca delle politiche pubbliche con cui ridurne o azzerarne gli effetti, spessissimo senza nemmeno porsi il problema dell’esistenza di altre vie. Questa subcultura non è morta, nemmeno fra economisti con visibilità pubblica, che Keynes avrebbe chiamato schiavi di pensatori morti tempo fa; ma è in agonia e passerà. Il riconoscimento di un comparto “terzo” è necessario per dar conto di una serie di fenomeni, che sono importanti in settori economicamente rilevanti come la sanità, l’istruzione, l’assistenza sociale o la cultura, nonché per fini (anche) economici come lo sviluppo locale e la rivitalizzazione urbana. La collocazione di una economia sociale “a metà” fra Stato e mercato è ugualmente dubbia. Al di là della partnership che esiste fra mondo del Terzo settore e amministrazioni pubbliche (primariamente locali: quindi, non lo Stato), l’uso del “mercato” non è ciò che distingue le imprese for profit dal Terzo settore, molto del quale – specificamente la sua componente produttiva, che è la più rilevante dal punto di vista economico – passa attraverso il mercato nell’esercitare la sua attività tipica: tant’è che le entrate del Terzo settore italiano provengono in maggiore quantità da scambi di mercato che da transazioni non-market. Di qui la domanda: qual è esattamente lo spazio del “settore sociale”? In particolare, rispetto a nuove tendenze dell’economia e della società, come social network, sharing economy, “economia circolare”, etc.: quanto sono “sociali” questi fenomeni? Lo sono nello stesso senso in cui lo è l’”economia sociale”?


My generation of economics students has been accustomed to the State/Market distinction that is obsolete, like almost everything we learned in the 1980s; perhaps that distinction was already old at that time, affected by the blindness of economists compared to the contributions of other social sciences. An illustration of that attitude was the logical leap from the identification of a market failure to the pursuit of public policies with which to reduce its effects, often without even investigating the existence of other ways. This subculture is not dead, even among economists with public visibility, which Keynes would call them slaves of thinkers who died long ago; but he is in agony and will pass. The recognition of a Third sector is necessary to account for a series of phenomena, which are important in economically significant sectors such as health, education, social assistance or culture, as well as for economic ends such as local development and urban regeneration. The placement of a "halfway" social economy between the State and the Market is equally doubtful. Beyond the partnership that exists between the Third sector world and public administrations (primarily local: therefore, not the State), the use of the "Market" is not what distinguishes the for-profit companies from the Third sector, much of which - specifically its productive component, which is the most relevant from an economic point of view - it passes through the market in exercising its typical activity: so much so that the revenues of the Third Italian sector come in greater quantities from market transactions than from transactions non-market. Hence the question: what exactly is the space of the "social sector"? In particular, with respect to new trends in the economy and society, such as social networks, sharing economy, "circular economy", etc .: how these phenomena are "social"? Are they in the same sense in which the "social economy" is?

 

Il saggio sarà pubblicato nel corso del mese di novembre 2018.

Marco Ratti Intesa Sanpaolo - Banca Prossima