10  DICEMBRE 2017
 

Il Fondo Rotativo per la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale

 

Finalità e riferimenti normativi

Come anticipato, un ulteriore strumento di finanza sociale previsto dalla riforma (e operativo da novembre 2017) è il Fondo rotativo per la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale, che trova origine dal Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP).

Si tratta di un nuovo regime d’aiuto, a favore dell’economia sociale, che si innesta nell’art. 1, comma 845 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge Finanziaria 2007), attraverso cui il Ministero dello Sviluppo Economico può istituire con proprio decreto specifici regimi di aiuto volti a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e di utilità sociale.

Le finalità del Fondo sono la promozione e il rafforzamento dell’economia sociale su tutto il territorio nazionale, attraverso la nascita e crescita di soggetti dell’economia sociale operanti in quei settori per cui i programmi di investimento evidenzino – tenuto conto del territorio di riferimento e dei soggetti destinatari – la sussistenza di potenziali ricadute positive, in termini socio-ambientali, con riferimento ad almeno uno dei seguenti quattro obiettivi di impatto:

  • incremento occupazionale di categorie svantaggiate;
  • inclusione sociale di soggetti vulnerabili;
  • raggiungimento di specifici obiettivi volti alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dei beni storico-culturali;
  • conseguimento di ogni altro beneficio derivante da un’attività di rilevante interesse pubblico o di utilità sociale in grado di colmare uno specifico bisogno all’interno di una comunità o territorio attraverso un aumento della disponibilità o della qualità di beni o servizi.

L’agevolazione si rivolge ai seguenti beneficiari:

  • imprese sociali, di cui al d.lgs. 117/20179, costituite in forma di società;
  • cooperative sociali, di cui alla l. 381/91 e successive modifiche e integrazioni, e relativi consorzi;
  • società cooperative aventi qualifica di Onlus, di cui al d.lgs. 460/1997 e successive modifiche e integrazioni.

Alla data di presentazione delle domanda di accesso alle agevolazioni, i soggetti beneficiari devono: i) risultare regolarmente costituiti ed iscritti nel Registro Imprese, nonché inseriti negli elenchi, albi, anagrafe previsti dalla rispettiva normativa di riferimento; ii) trovarsi in regola con le diverse disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia/urbanistica, lavoro/contributiva etc.; iii) essere in regime di contabilità ordinaria (art. 3, decreto istitutivo 3 luglio 2015)10.

La dotazione finanziaria complessiva è pari a 223 milioni di euro, di cui 200 milioni a valere sul Fondo Rotativo per il Sostegno alle Imprese e agli Investimenti in Ricerca (FRI) e 23 milioni a valere sul Fondo per la Crescita Sostenibile11.

 

Principali caratteristiche dello schema agevolativo

Lo schema agevolativo prevede un finanziamento a tasso agevolato (tasso fisso annuo pari allo 0,50%), a valere sul FRI, e un contributo alla spesa (pari a 5% dei costi dei programmi di investimento non superiori a 3 milioni di euro) a valere sul Fondo per la Crescita Sostenibile.

Al finanziamento agevolato deve essere affiancato necessariamente un finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato concesso da una banca convenzionata con CDP.

Possono convenzionarsi con CDP le banche in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. adozione di metodologie di valutazione specifiche, ossia sistemi e criteri di valutazione specifici per l’ammissione al credito dei soggetti beneficiari, volti a valorizzare le caratteristiche economico-finanziarie e sociali degli stessi;
  2. consistenza di finanziamenti erogati ai soggetti beneficiari negli ultimi cinque esercizi finanziari chiusi precedentemente alla data della richiesta di convenzionamento, pari almeno al 50% del credito complessivamente erogato dalla banca, ovvero la media annuale del credito erogato nel medesimo quinquennio non sia inferiore a 100 milioni di euro.

Ad oggi risultano convenzionate con CDP le seguenti banche (in ordine cronologico di convenzionamento): UBI Banca, Mediocredito Italiano, Unicredit, Credito Cooperativo Romagnolo BCC di Cesena e Gatteo, Banca Popolare Etica, Credito Cooperativo Ravvenate Forlivese e Imolese, Banca Nazionale del Lavoro.

Il finanziamento bancario ed il finanziamento agevolato devono essere regolati, in modo unitario, da un unico contratto (stipulato dalla banca, oltre che per proprio conto, anche per conto e nell’interesse della CDP), per una percentuale di copertura delle spese ammissibili pari all’80%. Il contratto di finanziamento è stipulato dalla banca finanziatrice su mandato della CDP. Può avere una durata compresa tra minimo 4 e massimo 15 anni, incluso il periodo di preammortamento (non superiore a 4 anni decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto di finanziamento).

La quota di finanziamento bancario deve essere pari al 30% del finanziamento complessivo e il tasso applicabile è concordato liberamente tra la banca e il soggetto beneficiario. Il tasso fisso di interesse applicabile al finanziamento agevolato (per la quota CDP del 70%) è pari allo 0,50% annuo.

L’inizio del rimborso della quota capitale del finanziamento bancario non può avere luogo finché non sia stato rimborsato almeno il 50% del differenziale, in termini di capitale, tra il finanziamento agevolato ed il finanziamento bancario. Le modalità di rimborso del finanziamento devono assicurare che l’ammontare residuo del finanziamento bancario non sia, tempo per tempo, inferiore al 30% dell’ammontare totale residuo del finanziamento complessivo.

L’ammontare delle spese ammissibili relativo al programma di investimento proposto da ciascun soggetto beneficiario non può essere inferiore a 200 mila e superiore a 10 milioni di euro. Per la tipologia di spese ammissibili, limiti e condizioni di ammissibilità si rimanda ai relativi decreti ministeriali12.

Le imprese e le cooperative sociali interessate ad accedere alla misura agevolata devono presentare al Ministero l’apposita domanda unitamente a:

  • delibera di finanziamento da parte della banca finanziatrice attestante la capacità economico-finanziaria dell’impresa;
  • allegato tecnico nel quale evidenziare l’impatto socio-ambientale del programma di investimento, così come specificato dalla stessa impresa nella domanda di agevolazione. In questo caso, la banca – sulla base delle dichiarazioni rese dall’impresa nella specifica sezione della domanda di agevolazione – deve sostanzialmente attestare, nel citato allegato tecnico, la sussistenza di almeno uno dei quattro obiettivi di impatto socio ambientale previsti dal decreto. Nell’attestare la validità del programma, la banca deve tenere conto dell’ambito sociale dell’intervento e dell’esistenza di altre imprese e organizzazioni già operanti per i medesimi interessi generali e finalità di utilità sociale nonché della strumentalità del piano progettuale nel suo complesso al raggiungimento di uno o più degli obiettivi di impatto socio-ambientale. La valutazione socio-ambientale relativa ai quattro obiettivi di impatto previsti dalla normativa si basa su 14 indicatori riferibili a quattro aree di impatto (comunità e territorio, innovazione, destinatari e governance).

Si riassume qui brevemente l’iter di presentazione e valutazione della domanda di agevolazione (Figura 1):

  • predisposizione della domanda da parte dell’impresa sociale;
  • delibera di finanziamento da parte della banca;
  • valutazione istruttoria da parte di Invitalia (per il Mise) (verifica della documentazione e coerenza progetto/obiettivi/impatto);
  • in caso di esito positivo, invio della scheda illustrativa ad un comitato tecnico13 istituito dal Mise;
  • in caso di esito positivo di quest’ultimo, il Mise trasmette il papere del comitato a CDP ai fini dell’adozione della delibera di finanziamento;
  • delibera di concessione delle agevolazioni da parte del Mise ed invio del provvedimento all’impresa sociale, a CDP e alla banca finanziatrice;
  • stipula del contratto di finanziamento unitario da parte della banca.

cisterninoFigura 1. Schema del processo di valutazione delle richieste di agevolazione e relative tempistiche.

 

Considerazioni

Il lancio del Fondo rappresenta la prima vera e propria misura agevolata, a livello di sistema Paese, a favore dell’economia sociale. Lo strumento sconta, tuttavia, alcune complessità procedurali e lunghe tempistiche di accesso ai fondi (che possono variare da circa 130 a 220 giorni) che lo rendono di fatto poco adatto alle piccole e medie cooperative sociali.

Da rilevare che l’intervento non nasce come strumento pensato ad hoc, ma si innesta sul pre-esistente Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti di ricerca (FRI). Inoltre, istituto all’epoca della crisi dei mercati finanziari, in cui il sistema bancario faticava a reperire sui mercati internazionali le risorse finanziarie per lo svolgimento delle proprie attività creditizie, lo strumento prevede il preponderante ruolo di Cassa Depositi e Prestiti nella messa a disposizione delle risorse finanziarie (70% a carico di CDP rispetto al 30% delle banche convenzionate); tuttavia, alla data di entrata in operatività, ci si trova in una situazione congiunturale molto diversa, in cui il sistema bancario ha ampie disponibilità finanziarie. Per promuovere l’accesso al credito anche da parte di piccole imprese sociale sarebbe stato più utile ed efficace prevedere quanto meno l’affiancamento di un fondo di garanzia dedicato.

Ciononostante, lo strumento agevolativo presenta aspetti innovativi e di interessante a livello di sistema. Risulta innovativo in quanto incorpora il tema dell’impatto sociale non solo quale proxy del valore generato dall’impresa sociale ma anche come elemento fondante per definire la sua meritorietà. In particolare, i finanziamenti agevolati potranno essere concessi “solo” a quelle imprese/cooperative sociali che saranno capaci di esplicitare i propri risultati sia in termini di performance e sostenibilità, che di sussistenza delle potenziali ricadute socio-ambientali dei propri programmi di investimento, con riferimento ad almeno uno dei quattro obiettivi di impatto previsti dalla norma. L’impatto sociale diventa quindi una variabile che ridefinisce e qualifica la valutazione del merito creditizio da parte delle banche, allargando l’ambito valutativo anche ad elementi diversi dalle poste tradizionali di bilancio. E le banche sono chiamate a valutare l’impatto sociale ancora prima che le linee guida per la sua misurazione redatte da un apposito gruppo di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali siano state emanate.

Tra gli altri punti di forza dello strumento si segnala:

  • la possibilità per gli operatori dell’economia sociale di accedere all’agevolazione anche per progetti di investimento che prevedano opere di ristrutturazione o di adeguamento di cespiti di proprietà di terzi e concessi a vario titolo in uso all’impresa/cooperativa sociale (si pensi, ad esempio, ai frequenti casi di immobili disponibili sulla base di contratti di concessione in comodato d’uso o di usufrutto), qualora le opere immobiliari siano parte organica di un progetto più articolato;
  • l’inclusione delle spese generali tra i costi ammissibili per una quota del 20% delle spese complessive del progetto;
  • la possibilità di ricorrere al finanziamento per stati di avanzamento del progetto (fino a sei SAL) con singole erogazioni effettuate sulla base di titoli di spesa non necessariamente quietanzati, previa verifica dell’effettivo pagamento delle spese presentate nell’ambito dell’erogazione precedente.

Tra i punti di attenzione dell’intervento si segnala invece:

  • la necessità per ogni impresa sociale conoscere la propria situazione in termini di residuo disponibile dell’importo “de minimis”14;
  • la non ammissibilità di progetti che prevedono esclusivamente l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile;
  • la non retroattività delle spese (ovvero non sono ammissibili le spese sostenute prima della data di presentazione della domanda al Mise);
  • l’opportunità (se non necessità) di predisporre un business plan che evidenzi la sostenibilità del finanziamento in termini di capacità di far fronte al suo rimborso con adeguati flussi di cassa prodotti dall’investimento.

 

Note

1. Legge 6 giugno 2016, n. 106, Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. (16G00118) (GU Serie Generale n.141 del 18 giugno 2016).

2. Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00128) (GU Serie Generale n. 179 del 02 agosto 2017 - Suppl. Ordinario n. 43).

3. La prima nozione di Titoli di Solidarietà risale al Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 – Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale – normativa tuttavia mai entrata in vigore.

4. Decreto legislativo 3 agosto 2018, n. 105, Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante: «Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.». (18G00131) (GU Serie Generale n.210 del 10-09-2018).

5. Ad esempio, nel caso di UBI Banca sono stati complessivamente oltre 35mila i risparmiatori, prevalentemente retail, che hanno sottoscritto oltre 1 miliardo di euro di obbligazioni solidali collocate, dal 2012 ad oggi, rendendo possibile la devoluzione di oltre 4,7 milioni di euro a titolo di liberalità e lo stanziamento di plafond di finanziamento per oltre 20 milioni.

6. Di fatto la fattispecie di estendere i destinatari dei finanziamenti a tutte le tipologie di ETS era stata prospettata, unitamente ad altre proposte di modifica fra cui quella volta a rendere da subito operativi i Titoli di Solidarietà eliminando il richiamo alla emanazione di uno specifico decreto attuativo, in sede di schema di decreto approvato in via preliminare il 21 marzo 2018. Tali modifiche sono state poi tutte espunte dal decreto Correttivo varato il 3 agosto 2018, a seguito anche di alcuni rilievi del Consiglio di Stato del 19 luglio 2019.

7. Come risulta anche dall’edizione 2017 dell’Osservatorio UBI Banca su Finanza e Terzo Settore, realizzato in collaborazione con Aiccon, la richiesta di finanziamenti per investimenti è pari al 24% per le cooperative sociali, al 63% per i cosiddetti ibridi organizzativi (edizione 2016) e solo all’8% dei casi per le associazioni.

8. La costruzione di portafogli di investimento SRI e ESG prevede un processo di selezione dell’universo investibile che può basarsi sull’applicazione sia di criteri negativi di esclusione delle società che operano in settori non rispondenti a criteri di equità e responsabilità sociale (cosiddetti “criteri di esclusione” o “criteri negativi”) ,sia di criteri positivi basati sulla selezione attiva delle società che focalizzano la loro operatività su uno o più settori/temi (ad esempio: cambiamenti climatici, efficienza energetica, salute, tutela dei diritti umani) o che si distinguono per processi produttivi e di governance nonché per criteri di gestione del capitale umano e delle relazioni con le comunità orientati a principi di responsabilità sociale e tutela dell’impatto sociale (cosiddetti “criteri attivi” o “criteri positivi)”.

9. Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell’articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00124) (GU Serie Generale n. 167 del 19 luglio 2017).

10. Decreto ministeriale 3 luglio 2015, Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale. (15A07120) (GU Serie Generale n. 224 del 26 settembre 2015).

11. Art. 23 del d.lgs. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134.

12. Normativa di riferimento:

  • decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, 3 luglio 2015, istitutivo del regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento di meritevoli interessi generali e finalità di utilità sociale;
  • decreto del Mise, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, 14 febbraio 2017, recante le condizioni e le modalità per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in forma di finanziamento agevolato;
  • decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, 8 marzo 2017, recante i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni in forma di contributo non rimborsabile;
  • decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del Ministero dello Sviluppo Economico, 26 luglio 2017, recante i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione e fornite, fra l’altro, indicazioni utili per la migliore attuazione della misura.

13. Il comitato tecnico di valutazione congiunta è composto da tre rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, tre rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, un rappresentante dell’Associazione Bancaria Italiana.

14. Il regolamento comunitario del “de minimis” prevede che gli aiuti concessi alla medesima impresa, sommati tra loro, non possono superare il limite massimo di 200 mila euro in tre anni.

Guido Cisternino UBI Banca