3 aprile 2014
 

Klein e colleghi (Klein et al., 2013) caratterizzano la natura di queste dinamiche d’innovazione sociale in termini d’interazione tra governance collettiva, co-produzione di servizi (sociali), co-costruzione di politiche pubbliche e carattere plurale dell’economia. In termini di governance diventa strategica una prospettiva di sviluppo territoriale di tipo endogeno, cioè accompagnata dal decentramento dei sistemi di governo e dalla creazione di organismi di cooperazione e co-produzione, in cui è forte il ruolo esercitato dalle organizzazioni della società civile. Ciò è stato anche facilitato dalla successione di diverse ondate di crisi economica avvenute in Québec. A Montréal, ad esempio, un cambiamento nella governance si è concretizzato nella creazione di cosiddette Community Economic Development Corporation (CEDC) (Società di Sviluppo Economico Comunitario), organizzazioni che hanno l’obiettivo di promuovere la cooperazione tra attori a livello di quartiere per attivare progetti di sviluppo basati su collaborazione, sostegno alla imprenditoria locale, creazione di posti di lavoro ed integrazione di disoccupati. Questo approccio, rivelatosi efficace, ha portato alla creazione di centri locali di sviluppo (CLD), organizzazioni “multiservizio” che connettono esigenze di tipo socio-economico e politico con i bisogni di sviluppo delle comunità locali. Tuttora i CLD operano trasversalmente in Québec, anche in regioni periferiche, a livello delle MRC (Municipalité Régionale de Comté, traducibile come Contee Regionali). A livello di quartiere, queste nuove dinamiche di governance hanno creato i margini per favorire nuovi movimenti sociali. In particolare, la CEDC di Montréal ha assunto una posizione di leadership.

Si può considerare questo processo come un’istituzionalizzazione di esperimenti di successo che nascono “dal basso”. In effetti queste nuove forme di stretta cooperazione tra società civile e Pubblica Amministrazione hanno creato opportunità per co-produrre e favorire lo sviluppo di un’economia plurale, secondo un modello basato sulla costruzione di consenso tra attori economici, sociali, culturali e politici, che lavorano in modo congiunto per promuovere educazione, servizi culturali e sociali (non da ultimo i servizi legati alla salute), formazione orientata al mercato del lavoro e creazione d’imprese in vari settori. Dunque, all’interno della CEDC, esigenze di sviluppo economico e sociale non sono più viste in maniera antagonistica, ma al contrario si rafforzano a vicenda.

 

Spazi d’alterità per la ricerca-azione sull’innovazione sociale

Le traiettorie d’innovazione sociale radicata nel territorio descritte mostrano l’importanza di favorire, da un lato, dinamiche d’interazione tra nuove iniziative socialmente innovative (ad esempio, nuove pratiche dell’abitare, forme d’apprendimento orientate allo sviluppo umano, spazi di lavoro che favoriscano la solidarietà, networks alternativi di ricerca-azione ecc.) e, dall’altro, processi di governance ed istituzionalizzazione. La possibilità di successo dipende molto dalla successione dei regimi socio-politici e da quanto tali regimi riescano a favorire la cooperazione tra i cittadini e lo Stato. La storia recente dei casi studi illustrati offre un chiaro esempio in tal senso (Moulaert, et al., 2017a).

Il coinvolgimento di organizzazioni della società civile nella creazione di nuove modalità di cooperazione territoriale ha incentivato forme di governance più democratiche – vale a dire relazioni di governance cosiddette bottom-linked – che allargano la gamma delle attività economiche, aprendole ai servizi sociali e alla cultura, e spingono gli imprenditori verso nuove forme d’organizzazione economica (imprese sociali e solidali). Ciò comprende anche modalità socialmente innovative d’organizzazione del lavoro e relazioni di solidarietà tra cittadini e attori in quei specifici territori e oltre. Le idee e le pratiche bottom-linked sono rilevanti per realizzare una vera democrazia, nonché favorire una miglior connessione tra iniziative della società civile, autorità locali ed il sistema Stato in generale. In questo senso, molta attenzione meritano i nuovi tipi di democrazia diretta attuati in alcune organizzazioni di tipo associativo, in quanto costituiscono dei veri e propri “laboratori viventi” di democrazia partecipativa (Vitale, 2010; Pradel, García, 2018).

La forza del modello del Québec, rispetto a molti dei Paesi Europei, è stata quella di favorire una simbiosi tra Stato e società civile che ha portato a forme d’istituzionalizzazione condivisa. Nel contesto europeo, invece, lo Stato ed il mercato hanno spinto le organizzazioni della società civile verso un ruolo sussidiario; questo nonostante il peso che molti di questi attori hanno giocato nella creazione d’iniziative e modalità di governance socialmente innovative.

Nell’Europa Occidentale il neoliberismo ha privilegiato politiche che riducono le iniziative d’innovazione sociale a strumenti per la razionalizzazione del welfare e che dirigono imprese socialmente innovative verso l’economia di mercato. Tuttavia, di recente la Commissione Europea ha diversificato la sua politica d’innovazione sociale estendendola a diversi settori della società, e creando, in questo modo, delle nuove opportunità per un’innovazione sociale socio-trasformativa che parte dal basso (Moulaert et al., 2017a).

Questo approccio, però, tende a rafforzare la tendenza a ridurre l’innovazione sociale alla creazione d’imprese sociali, togliendo in tal modo spazio ad altre dimensioni, come la costruzione di relazioni di solidarietà nei quartieri e la democratizzazione della governance urbana. Fortunatamente, iniziative d’innovazione sociale continuano a proliferare al di fuori dello Stato, sperimentando nuove relazioni sociali e modalità di governance.

A dare speranza, inoltre, è la crescente disapprovazione dei cittadini verso il neoliberismo europeo, anche attraverso espressioni di voto più favorevoli allo sviluppo territoriale, nonostante le tendenze di un mercato sempre più globale. Si pensi, ad esempio, alla traduzione politica del movimento Indignados in Podemos e in altre formazioni politiche, che difendono vigorosamente nuovi tipi di policy abitative e di vicinato. Tali movimenti sono probabilmente l’espressione più esplicita di un’azione di trasformazione socio-politica. Altri esempi politicamente significativi sono le forme di opposizione sia verso politiche di sinistra che di destra in zone rurali, dove le comunità rivendicano il diritto ad iniziative locali legate all’agricoltura, alla produzione alimentare locale, alla cultura ed istruzione, ai servizi sociali, e così via. Ciò si è verificato ad esempio durante la recente campagna elettorale (presidenziale) francese.

Dunque, gli spazi e i luoghi intesi come habitat di speranza e di cambiamento costituiscono oggi un tema molto importante nella ricerca-azione orientata all’innovazione sociale. Oltre ai riferimenti citati in questo breve articolo, la letteratura oggi fa luce su molti altri casi in cui luoghi di resistenza ed innovazione sociale agiscono come motori di trasformazione socio-politica. È assolutamente necessario che ciò si verifichi, se si vuole garantire un futuro di felicità per tutti (Smith et al., 2016; Perera, 2006).

 

Bibliografia

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Frank Moulaert Department of Architecture, Urban Design and Regional Planning - Catholic University of Leuven

Pieter Van der Broeck Department of Architecture, Urban Design and Regional Planning - Catholic University of Leuven

Alessandra Manganelli Department of Architecture, Urban Design and Regional Planning - Catholic University of Leuven