10  DICEMBRE 2017
 

L’esperienza innovativa della Provincia Autonoma di Trento: il progetto MARAC

 

Il quadro giuridico di riferimento

Il numero significativo di donne vittime di violenza registrato nel territorio trentino ha indotto la Provincia Autonoma di Trento a svolgere degli approfondimenti, anche giuridici, per rendere appropriati gli interventi di sostegno. Dopo un’attenta valutazione di buone prassi internazionali (in particolare l’esperienza MARAC del Regno Unito) (CordisBright, 2011), la PAT ha avviato un’attenta analisi del framework giuridico di riferimento al fine di meglio collocare questa nuova sperimentazione in una cornice che potesse ampliarne le potenzialità.

Un primo passo è stato considerare quanto previsto dalla normativa vigente, in particolare dalla “Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. Tale atto – che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la creazione di un quadro giuridico europeo per prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica adottando un approccio integrato (art.1) – in particolare si pone l’obiettivo di “predisporre politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica”, ponendo “i diritti della vittima al centro di tutte le misure, che devono essere attuate attraverso una collaborazione efficace tra tutti gli enti, le istituzioni e le organizzazioni pertinenti”. Nello specifico, prevede che gli interventi a favore delle vittime siano “basati su un approccio integrato, che prenda in considerazione il rapporto tra vittime, autori, bambini e il loro più ampio contesto sociale, mirino ad evitare la vittimizzazione secondaria e […] non siano subordinati alla volontà della vittima di intentare un procedimento penale o di testimoniare contro l’autore di tali reati”. La Convenzione vincola gli aderenti ad adottare “le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire alle autorità competenti di valutare il rischio di letalità, la gravità della situazione e il rischio di reiterazione dei comportamenti violenti, al fine di gestire i rischi e garantire, se necessario, un quadro coordinato di sicurezza e di sostegno”.

In secondo luogo è stato necessario analizzare il contesto normativo locale ed in particolare la Legge Provinciale n. 6 del 2010 (“Interventi per la prevenzione della violenza di genere per la tutela delle donne che ne sono vittime”) la quale attribuisce espressamente alla PAT la funzione di “prevenire e contrastare la violenza contro le donne” e, in particolare, di sostenere e promuovere “lo sviluppo di una rete di collaborazione e di coordinamento tra gli enti e i soggetti che intervengono nei casi di violenza contro le donne” (art.3. comma 1, lettera d).

L’approccio interdisciplinare degli interventi è inoltre confermato dal “Piano per la salute del Trentino 2015-2025” che al macro-obiettivo (1) “Più anni di vita in buona salute” indica tra gli ambiti di intervento la promozione di iniziative di contrasto alla violenza di genere e, in particolare, “assistere le vittime di violenza attraverso il lavoro coordinato di più professionisti all’interno di un’equipe specializzata”.

Il rafforzamento della collaborazione tra le istituzioni deputate alla prevenzione e al contrasto della violenza, nonché al sostegno e all’accompagnamento delle vittime, è avvenuto tramite l’adozione di vari protocolli di intesa (per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza di genere) tra la PAT, il Commissariato del Governo, il Consorzio dei Comuni Trentini, la Procura della Repubblica di Trento e la Procura della Repubblica di Rovereto, con cui i firmatari si sono impegnati a monitorare il fenomeno della violenza di genere in provincia di Trento attraverso un sistema di raccolta dati condiviso e azioni di formazione anche congiunta sul tema della violenza di genere di tutti gli operatori territorialmente competenti.

La PAT ha inoltre deciso di sottoscrivere l’intesa di adesione alle “Linee guida per il contrasto della violenza sulle donne” tra la Provincia, il Commissariato del Governo, il Consiglio delle Autonomie Locali, l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovereto e l’Ordine degli Assistenti Ssociali della Regione Trentino-Alto Adige (sottoscritta il 22 luglio 2014), che disciplina la realizzazione di forme di collaborazione inter-istituzionali tra i soggetti firmatari i quali, nel rispetto delle reciproche competenze, si impegnano a promuovere la costruzione di un lavoro di rete interdisciplinare utile a garantire una risposta complessiva efficace alle donne che hanno subito violenza, anche attraverso l’adozione dello strumento operativo condiviso, di indirizzo per gli operatori e le operatrici delle forze dell’ordine, della sanità e dei servizi sociali.

 

MARAC (Multi-Agency Risk Assessment Conferences) e impatto sociale

In questa cornice – così delineata a livello europeo, nazionale e locale – la Provincia Autonoma di Trento ha deciso di sperimentare una modalità innovativa di lavoro integrato da applicare sul territorio provinciale. A tale scopo ha costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare per la sperimentazione del nuovo modello operativo, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’azione di contrasto della violenza dotandola di maggiore efficacia, tempestività e sostenibilità. Questo gruppo si caratterizza per essere multidisciplinare e inter-istituzionale: è costituito dai rappresentanti della Questura di Trento (con funzioni di coordinamento del gruppo), Commissariato del Governo, Carabinieri, Polizia Locale, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, PAT (Servizio Politiche Sociali e Ufficio Pari Opportunità) e Ordine degli Assistenti Sociali. Il tavolo è impegnato nell’approfondimento, anche tramite un percorso formativo specifico, degli strumenti e delle modalità operative utili per attuare la sperimentazione.

MARAC ha lo scopo di prevenire il rischio di recidiva e di aumento della violenza partendo dal presupposto che nessun operatore è in grado da solo di avere un quadro completo della situazione della vittima, mentre ciascuno può portare il proprio contributo professionale per la costruzione di un percorso di aiuto. Tutti gli attori istituzionali coinvolti (forze dell’ordine, servizi sanitari e servizi sociali) condividono le informazioni in loro possesso per promuovere azioni finalizzate a ridurre il rischio di danno alle vittime e ai loro figli e ad aumentare il livello di sicurezza e di salute degli stessi.

Gli obiettivi perseguiti attraverso l’applicazione del modello di intervento integrato si sostanziano nella riduzione del numero di femminicidi legati alla violenza domestica, nella riduzione/eliminazione degli episodi di nuova violenza (recidiva) nei casi valutati dal gruppo interdisciplinare, nell’incentivare la presentazione delle denunce/querele, nel promuovere la “rieducazione” dell’autore della violenza nonché nell’identificare soluzioni diversificate in base alla specificità di ogni singolo caso esaminato dal gruppo interdisciplinare.

Gli elementi che caratterizzano la sperimentazione del modello sono così riassumibili:

  1. condivisione rispetto alla valutazione del rischio;
  2. definizione del processo di implementazione del modello di intervento integrato;
  3. definizione di sistemi di monitoraggio e di indicatori utili per la valutazione dell’impatto del modello di intervento integrato e del processo di implementazione.


CONDIVISIONE RISPETTO ALLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Con riferimento alla valutazione del rischio (i) si parte dal presupposto che la valutazione del rischio (alto, medio, basso) di recidiva e di incremento della violenza può prevenire il verificarsi di nuovi atti violenti attraverso la definizione sia di strategie di intervento coordinate ed efficaci per mettere in sicurezza la vittima e i suoi figli (se presenti), sia di azioni nei confronti dell’autore della violenza.

Per la definizione degli strumenti di rilevazione del rischio il gruppo MARAC si è basato su quanto empiricamente già utilizzato a livello europeo e italiano nonché sulla letteratura presente in materia; inoltre, grazie ad un percorso formativo specifico condotto da docenti esperti in materia di valutazione, processi organizzativi e sostegno alle vittime di violenza, i membri del gruppo MARAC hanno approfondito la costruzione di strumenti operativi che corrispondano il più possibile alle caratteristiche del territorio provinciale. Sono così state costruite due schede di rilevazione del rischio, utili a supportare gli operatori nella fase cruciale di valutazione iniziale:

  • una scheda semplificata per la rilevazione del rischio in situazione di violenza domestica, utile per svolgere una valutazione di massima della situazione: in essa sono indicati gli item che identificano le situazioni a maggior rischio a giudizio degli operatori che si trovano nella situazione di dover agire tempestivamente e non hanno a disposizione il tempo necessario per un colloquio approfondito con la vittima. In particolare sono considerati i seguenti elementi di rischio: a) presenza di armi, b) violenze fisiche, c) violenze sessuali, d) paura della donna, e) isolamento della vittima o scarso sostegno, f) fragilità della vittima (abuso di sostanza, problemi fisici o psichici), g) minacce fisiche e psicologiche, h) aumento della violenza in intensità e frequenza, i) precedenti penali o violazione di provvedimenti restrittivi del maltrattante, l) gelosia ossessiva del maltrattante, m) abuso di alcool o sostanze del maltrattante, n) disturbi mentali del maltrattante, o) disoccupazione o problemi economici del maltrattante, p) comportamenti antisociali, tentato suicidio o minaccia di suicidio del maltrattante, q) separazione, r) violenza assistita o indiretta su minori, s) violenza diretta su minori;
  • una scheda di valutazione del rischio nel quale sono inserite le informazioni raccolte all’interno di uno o più colloqui con la vittima attraverso una griglia che costituisce la base del confronto tra i professionisti che compongono il gruppo di lavoro, al fine di giungere ad una valutazione condivisa del rischio per quella specifica persona e poter successivamente definire il piano di intervento per la messa in sicurezza e la prevenzione di altri episodi violenti. La scheda rappresenta una sorta di fotografia nella quale sono ritratti sia dati oggetti che soggettivi della situazione (composizione nucleo familiare, nazionalità, nonché sentimenti di paura, depressione, pensieri suicidari).

In una prima fase di sperimentazione della MARAC la scheda semplificata è stata adottata per i casi già presi in carico dalla Questura di Trento al fine di verificare l’appropriatezza dello strumento e riflettere su eventuali problematiche emerse dall’uso effettivo dello stesso, al fine di apportare i necessari correttivi rispetto a quanto delineato a seguito del percorso formativo.


DEFINIZIONE DEL PROCESSO DI IMPLEMENTAZIONE DEL MODELLO DI INTERVENTO INTEGRATO

Il processo di implementazione (ii) della metodologia sperimentale di valutazione è subordinato ai risultati della prima fase della sperimentazione appena descritta ed è concretamente definito sulla base del seguente schema operativo:

  • Intercettazione e valutazione del rischio dei casi di violenza. Attraverso l’utilizzo degli strumenti di valutazione del rischio vengono individuati i casi ad alto rischio, che sono poi segnalati al gruppo interdisciplinare; questo, riunendosi periodicamente, valuta i casi pervenuti (operando eventualmente un’ulteriore scrematura) e definisce le priorità da attribuire alle diverse situazioni.
  • Approfondimento del caso e definizione di un piano di intervento. Durante le riunioni dei tavoli MARAC vengono raccolti elementi approfonditi e puntuali inerenti il caso. A seguito della valutazione delle priorità e verificata la consistenza della gravità della situazione, inizia il lavoro di pianificazione dell’intervento di supporto e di prevenzione della recidiva che verrà proposto alla singola donna. Fondamentale è il coinvolgimento della vittima, che dovrà poter decidere autonomamente che cosa fare sulla base del rischio individuato e delle possibili azioni da intraprendere per uscire dalla situazione di violenza. La volontà della donna è cruciale per la costruzione di un iter efficace. Il piano di aiuto proposto rappresenta un’occasione per veder riconosciute la dignità e la capacità di autodeterminarsi nell’ambito di un percorso di rafforzamento delle competenze (obiettivo finale di ogni cammino di uscita da situazioni di violenza, in quanto tutela da eventuali ricadute).
  • Monitoraggio. Il gruppo di lavoro verifica lo stato di attuazione del piano di intervento definito per la messa in sicurezza della donna e degli eventuali figli. Se si riscontrano problematiche relative all’attuazione dello stesso, il gruppo provvederà ad apportare le necessarie modifiche/ritarature, eventualmente coinvolgendo anche attori del sistema esterno. Periodicamente, o qualora si verifichino nuovi episodi di violenza, o cambino le misure messe a protezione della vittima, sarà necessario rivedere la check list per programmare una rivalutazione del rischio.


DEFINIZIONE DI INDICATORI PER LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO DI MARAC

La terza fase di sperimentazione del progetto MARAC prevede una specifica batteria di indicatori che sono stati co-costruiti e co-definiti dalla diverse agenzie appartenenti al tavolo multidisciplinare e inter-istituzionale. Per valutare lo sviluppo del modello di intervento integrato (iii) sono stati individuati degli indicatori utili alla valutazione di risultato del modello stesso (outcome) e del suo processo di implementazione (output).

Gli indicatori di risultato (outcome) sono riferiti ai seguenti obiettivi della sperimentazione:

  • ridurre il numero di femminicidi legati alla violenza domestica. L’intervento integrato ha come obiettivo la riduzione complessiva dei femminicidi sul territorio e in particolare di quelli monitorati dal gruppo. Gli indicatori selezionati sono pertanto riferiti al numero dei femminicidi che si verificano sul territorio provinciale;
  • ridurre/annullare gli episodi di nuova violenza domestica (recidiva) nei casi valutati dal gruppo. L’obiettivo è ridurre o eliminare nuovi episodi di violenza sulle donne prese in carico. Per tale motivo è importante monitorare se si verificano nuovi episodi, sia attraverso un contatto diretto con la donna, sia in modo indiretto tramite le informazioni che giungono dalle agenzie coinvolte nel piano di intervento;
  • incentivare la presentazione di denunce/querele nei casi di violenza domestica. Il modello di intervento integrato vuole aumentare la sensazione generale di tutela della donna e pertanto auspica di incrementare il numero di vittime che, sentendo dalla loro parte un sistema che le aiuta e protegge, presentino denuncia/querela;
  • promuovere la “rieducazione” dell’autore della violenza. Questo indicatore di outcome di lungo periodo punta ad intervenire non solo sulla protezione della donna vittima di violenza, ma anche sull’autore della violenza, in modo che comportamenti violenti non possano ricadere su altre donne. Si intende verificare quanti degli uomini che frequentano il percorso di rieducazione per maltrattanti non reiterano il reato;
  • identificare soluzioni diversificate in base alla specificità di ogni singolo caso esaminato dal gruppo interdisciplinare. Con questo indicatore si vuole monitorare quanto questo modello innovativo di intervento integrato consenta di individuare soluzioni specifiche e non stereotipate, a partire dalle caratteristiche peculiari di ciascuna situazione esaminata.

Per ogni obiettivo sono stati individuati più indicatori utili al monitoraggio diretto dell’impatto del modello di intervento integrato sui casi complessivi (così come è stata individuata l’agenzia preposta al monitoraggio di ogni singolo indicatore) (Tabella 1).

costa1Tabella 1. Indicatori di outcome del progetto MARAC

Gli indicatori di processo (output) intendono misurare i risultati della sperimentazione e sono quindi legati al monitoraggio del percorso di implementazione del modello di intervento integrato. Gli indicatori sono riferiti ai seguenti obiettivi: (i) condividere le informazioni attraverso il gruppo interdisciplinare (information-sharing) e (ii) garantire la tempestività della risposta (Tabella 2).

costa2Tabella 2. Indicatori di output del progetto MARAC

Gli indicatori sia di risultato (outcome) sia di processo (output) sono stati definiti in via sperimentale e potranno essere modificabili sulla base delle evidenze risultanti dall’applicazione del modello. Le modalità e gli strumenti di lavoro del gruppo MARAC sono state poi formalizzate attraverso un atto della Giunta Provinciale dando così riconoscimento ad un intenso lavoro integrato e partecipato volto a migliorare l’efficacia degli interventi a favore delle donne vittime di violenza.

Ericka Costa Università degli Studi di Trento

Laura Castegnaro Provincia Autonoma di Trento