SETTEMBRE 2017
 
The Social Enterprise Zoo

The Social Enterprise Zoo

Ad ogni conferenza scientifica sul tema “impresa sociale”, accademici di tutto il mondo dibattono sul significato di questo istituto, riflettendo su quali siano le sue caratteristiche organizzative, quali i confini di applicazione della definizione e dove si debba collocare l’impresa sociale in termini economici e sociali. Ma è davvero possibile trovare un accordo sul cosa sia l’impresa sociale?

Il volume The Social Enterprise Zoo – curato da Young, Searing e Brewer – è andato oltre il dibattito, accettando ex ante il fatto che l’impresa sociale sia un concetto contestato e la sua definizione dipenda da “variabili culturali, sociali, geografiche e politiche”. Credo che questa accettazione sia uno dei punti distintivi del libro. La metafora dello zoo, su cui la pubblicazione si struttura, non ha infatti l’intento di disegnare dei confini rigidi per la definizione di impresa sociale, anzi riconosce l’esistenza di una pluralità di “zoo”, in cui diversi “animali” sono sfamati, in cui diversi gradi di libertà vengono concessi e in cui diversi paesaggi sono creati. Diventa quindi importante non tanto definire quali siano i confini dello zoo, quanto piuttosto capire quali possano essere gli strumenti per governare e gestire a vari livelli (dal macro al micro) gli animali che ne fanno parte.

Questa riflessione si collega ad un secondo punto distintivo del libro, ossia la presenza di vari livelli di analisi, e conseguentemente unità (di analisi). Il volume, infatti, non studia solo gli animali dello zoo (le imprese sociali), ma si focalizza anche sul loro habitat (ad esempio come gli animali vengono selezionati e sfamati) e sulle caratteristiche complessive del contesto in cui vivono (ad esempio le variabili socio-economiche). Queste diverse unità sono studiate attraverso l’applicazione di teorie che permettono di capire come lo zoo funziona, è governato e può essere valutato.

Un terzo punto distintivo è l’utilizzo della metafora per creare un linguaggio comune tra ricercatori, practitioners e policy makers. L’immagine dello zoo rappresenta un framework concettuale semplice e molto convincente con cui analizzare il mondo delle imprese sociali. Permette di esplorare tutte le categorie e le specie animali, includendo la moltitudine di definizioni concettuali e organizzative attribuite all’impresa sociale. Permette di riflettere sul perché alcuni zoo abbiano habitat specifici che influenzano il riprodursi o meno di particolari specie. Il libro aiuta quindi ad identificare quali sono le variabili a livello macro, meso e micro che possono influenzare gli habitat dove gli animali vivono, mentre l’analisi delle stesse variabili fornisce informazioni sulla possibilità di governare, gestire e influenzare la performance dello zoo. La semplicità della metafora permette di creare un linguaggio comune e uno spazio di confronto tra i vari stakeholders.

Young e colleghi riescono in definitiva a proporre uno dei primi esperimenti di analisi dell’impresa sociale a trecentosessanta gradi, creando una guida che può essere letta da diversi attori (come indica il sottotitolo), applicando molteplici chiavi di lettura e riflessione. Tramite un approccio multidisciplinare, gli autori informano framework concettuali derivanti dalle discipline sociali con la raccolta di dati empirici in diversi contesti. Infine – come puntualizzato nell’ultimo capitolo – il libro vuole essere un punto di partenza per analizzare e capire la creazione, lo sviluppo, l’evoluzione e la gestione dell’impresa sociale nella sua complessità sistemica. La sfida futura, per gli accademici, sarà quindi di accettare la complessità del concetto e sviluppare teorie e approcci metodologici che possano spiegare la creazione, le caratteristiche, l’evoluzione e la gestione dello zoo.

 

D.R. Young, E.A.M. Searing, C.V. Brewer (eds.) (2016), The Social Enterprise Zoo. Guide for Perplexed Scholars, Entrepreneurs, Philanthropists, Leaders, Investors, and Policymakers, Edward Elgar Publishing, Northampton, MA.

Francesca Calò Yunus Centre for Social Business and Health - Glasgow Caledonian University