DICEMBRE 2016
 
L'impresa sociale per l'innovazione sociale. Un approccio di management

L'impresa sociale per l'innovazione sociale. Un approccio di management

Non è più tanto facile aggiungere nuovi tasselli alla numerosa e densa produzione scientifica e di divulgazione sull’impresa sociale. Innanzitutto perché da quando questo tema ha cominciato - molti anni fa - a stimolare e spingere esperti di ogni disciplina e parte del mondo ad elaborare, ordinare, innovare filoni di studio, analisi e riflessione su questo fenomeno/idea, si è stratificata una ricchezza impensabile di lavori. Ogni apporto deve quindi fare i conti non solo con la quantità di elaborati già scritti, ma soprattutto con la complessità che continua a caratterizzare non a caso questo argomento, complessità dovuta alla diversità di visioni, approcci teorici, esperienze e processi concreti dei soggetti in campo, ma anche a fattori geografici e culturali.

Il recente volume “L’impresa sociale per l’innovazione sociale” di Antonio Picciotti - pubblicato da edizioni Franco Angeli - riesce ad offrire un ulteriore contributo alla riflessione sia per esperti in materia che per persone interessate ad avvicinarsi più in profondità alla conoscenza di questo fenomeno, riuscendo ad evitare ogni schema interpretativo o descrittivo rigido, privilegiando anzi - con dettaglio di riferimenti bibliografici e documentali - un approccio aperto alla conoscenza e comprensione delle diversità teoriche e processuali che si sono evidenziate ed espresse nel tempo sotto l’ombrello dell’impresa sociale. A cominciare dai due termini di “impresa” e “imprenditorialità” sociale, spesso confusi tra loro, ma che sul piano più rigorosamente concettuale e della produzione di processi reali fanno riferimento a contesti istituzionali, sistemi socio-economici e di impresa diversi; come ad esempio quello di tipo europeo e quello nord-americano dentro ai quali si collocano orientamenti tesi a dare a queste categorie generali basi chiare e credibili di riferimento utili non solo per una normazione, ma anche - e soprattutto - dal punto di visto dei comportamenti, strategie, profili organizzativi delle stesse imprese di natura sociale. Da qui l’importanza assunta sia dalla tempestiva definizione di impresa sociale elaborata da EMES alla fine anni ‘90 e riconosciuta da grande parte dell’area europea, sia il grande stimolo che arriva a noi dalla scuola della social innovation che risottolinea - anche per quanto riguarda il mondo e il ruolo delle imprese sociali oggi - la centralità dell’iniziativa dell’imprenditore sociale come attivatore di processi di cambiamento generatori di benefici per la società, sia in termini di servizi e prodotti, che di capacità di combinare e attivare risorse diverse per raggiungere questo scopo.

Sintetizzando i risultati delle più recenti elaborazioni e ricerche, il volume offre una lettura di differenze e analogie tra i diversi concetti di impresa e di imprenditoria sociale, anche in termini di modo di “fare innovazione”. Oltre al confronto dinamico tra modelli, ciò che sembra interessare particolarmente l’autore è fornire chiavi di lettura rigorose di alcuni fattori che stanno influenzando i processi di trasformazione in atto. Da qui l’attenzione a tensioni che stanno spostando i confini di differenziazione tra modello di impresa sociale e altre tipologie d’impresa. L’autore evidenzia - anche in questo caso senza schemi preconcetti - due processi in qualche modo convergenti: 1) un ampliamento del concetto di impresa sociale rispetto al modello della prevalente letteratura economica, indotto soprattutto da una dilatazione del processo di riconoscimento come “impresa sociale” a imprese for profit che adottano particolari strategie e condotte competitive e di mercato assimilabili al concetto di perseguimento di finalità sociali; 2) un discostamento da parte di alcune imprese sociali rispetto al profilo identitario, in termini di strategie e comportamenti competitivi, discostamento generato da elementi quali l’eccessiva dipendenza dalle istituzioni pubbliche e le problematiche indotte dall’aumento di dimensione. In merito l’autore evidenzia anche le problematicità - non sempre negative - di scelte di forte cambiamento rispetto, ad esempio, ai settori di più tradizionale insediamento e alla ricerca di rapporti strategici con realtà profit, che pongono l’impresa sociale di fronte a scelte e architetture anche di tipo “ibrido”.

In questo quadro complesso l’autore introduce un altro elemento utile ad approfondire i caratteri distintivi dell’impresa sociale e ad affrontare poi la questione della sua capacità di fare innovazione: la dimensione strategica ed organizzativa, come frutto non tanto di assetti e forme giuridiche, ma di decisioni e condotte effettivamente assunte. Un approccio più aziendale che, nell’evidenziare anche possibili diversità di comportamenti e assetti organizzativi a prescindere dalle formali categorie di impresa - sociale e non, è in grado di misurare i livelli effettivi di rilevanza delle attività sociali e le coerenze organizzative rispetto agli obiettivi (che nel caso delle imprese sociali sono o dovrebbero essere esclusivamente sociali). In questa riflessione rientra la questione: le imprese sociali sono “naturalmente” innovative? Oppure l’innovazione sociale è un aspetto ulteriore che qualifica l’impresa sociale e che scaturisce da scelte strategiche e dalla costruzione di assetti che combinando, in modo nuovo, risorse e opportunità di varia natura portatrici di valore sociale e cambiamenti sociali ed economici?

Il volume a questo punto ripercorre le riflessioni legate ai processi di sviluppo della più radicata e sostanziale esperienza di impresa sociale in Italia, la cooperazione sociale, compreso il passaggio - più recente e ancora incerto dal punto di vista degli effetti reali - dell’introduzione di una legislazione in materia di impresa sociale. Sviluppi contrassegnati, per tutta una prima fase, da un importantissimo ruolo - in termini di innovazione - della cooperazione sociale nei confronti dell’assetto del sistema dei servizi e più in generale degli interventi verso vecchie e nuove fasce deboli; e successivamente da modifiche che hanno riguardato soprattutto le logiche di relazione con l’ente pubblico, l’aumento esponenziale dei fattori di competizione di mercato prima all’interno dello stesso mondo delle imprese sociali poi allargato a realtà profit, ma anche - in positivo - il crescere di nuovi orientamenti di tipo etico dei consumatori che ridanno senso, anche commerciale, a comportamenti fortemente differenziati tra tipi di imprese. Il complesso delle trasformazioni che hanno influenzato la crescita delle imprese italiane - e di conseguenza anche gli assetti strategici e organizzativi delle stesse imprese sociali - evidenzia sempre più gli elementi di “discontinuità” con il passato anche recente e quindi l’urgenza di assumere, come riferimento per scegliere, i nuovi scenari sia finanziari che competitivi che si presentano da tempo.

L’autore utilizza, riadattandolo, uno schema “tradizionale” (matrice prodotto-mercato) per trattare la questione delle possibili risposte delle imprese sociali, configurando un quadro di possibili strategie: rafforzamento della penetrazione del mercato con erogazione di stessi servizi, sviluppo di un mercato diverso da quello tradizionalmente presidiato, sviluppo di nuovi servizi che vadano ad affiancare o integrare quelli già erogati, diversificazione con cambiamenti sia delle attività che dei mercati di riferimento. Non si evince una preferenza dell’autore per l’una o altra strategia, anche se è chiaro che l’ultima possibilità implica il maggiore sforzo innovativo e viene indicata come quella che più si presta a fare dell’impresa sociale un catalizzatore di risorse e di risposte nuove ai bisogni delle comunità. Una trasformazione che trova già molti esempi importanti in percorsi intrapresi da cooperative e imprese sociali, come ad esempio i nuovi servizi di sanità leggera o i nuovi ambiti di operatività scelti da cooperative di inserimento lavorativo, quali la recettività turistica, le nuove forme di agricoltura sociale, il commercio di beni e prodotti per consumatori consapevoli, la gestione di attività produttive e di servizio legate alle fonti energetiche rinnovabili, nuovi servizi legati allo sviluppo diffuso di tecnologie personalizzate e rivolte alle comunità.

Ma cosa significa oggi innovazione sociale? Qual è il contenuto specifico del termine quando riferito all’impresa sociale? Riprendendo diversi approcci sul tema l’autore si sofferma su due aspetti: quello collegato più direttamente al “soggetto” impresa sociale vista come impresa che di per sé rappresenta un’innovazione, e quello che privilegia l’aspetto operativo di sviluppo di nuovi prodotti e processi. Quest’ultimo approccio significa, per l’impresa sociale, capacità di progettare e organizzare nuove risposte a nuovi bisogni sociali, adozione di assetti e formule di governance che vedono una pluralità di soggetti e portatori di interesse, attitudine a costruire reti con soggetti diversi - pubblici e privati - per realizzare progetti con finalità complesse a beneficio delle comunità. Assumendo un legittimo protagonismo fondato sulla capacità di connettere tensioni di cambiamento per trasformarle in soluzioni strategiche, imprenditoriali e organizzative.

Per dare un quadro concreto al tema dell’innovazione nelle imprese sociali, l’autore riprende alcuni dei risultati della ricerca di Luca Fazzi sui percorsi dell’innovazione, risultati che aiutano ad identificare le diverse capacità e tipi di comportamento innovativi delle cooperative sociali, costruendone anche alcuni profili. [Fazzi L. (2012), “I percorsi dell’innovazione nelle cooperative sociali”, in Venturi P., Zandonai F. (a cura di) (2012), L’impresa sociale in Italia. Pluralità dei modelli e contributo alla ripresa. Rapporto Iris Network, Altreconomia, Milano] - [Fazzi L. (2013), Terzo settore e nuovo welfare in Italia, Franco Angeli, Milano]. Picciotti poggia la sua riflessione su uno schema derivato da un approccio di management, che vede l’innovazione innanzitutto come “un fatto organizzativo derivante dal cambiamento di conoscenze e competenze“, cercando quindi di capire sulla base di quali competenze e secondo quali modalità, scelte e decisioni strategiche queste imprese sono riuscite ad intraprendere percorsi di innovazione sociale. Da qui la scelta di utilizzare l’approccio del “case study” individuando tre esperienze imprenditoriali diverse tra loro: Consorzio ABN di Perugia, LE MAT e le cooperative sociali di Libera Terra.

Nel caso del Consorzio ABN il cuore del modello di innovazione sociale - che ha alimentato le diverse e successive tappe di sviluppo imprenditoriale - è rappresentato da un approccio comunitario che considera la comunità e i suoi attori non destinatari, ma partecipi dei processi e degli interventi. Al contempo il consorzio ha fatto un grande investimento sulla costruzione di network per l’innovazione sociale; una visione che non solo ha accompagnato un modo di pensare e realizzare la presenza di servizi alle persone in ottica integrata (ad esempio tra cooperative A e B) e secondo una visione di risposte a tutto campo, ma che ha generato, nei processi di ricerca di nuovi business, formule e progetti imprenditoriali originali, retti da coerenti assetti organizzativi, quali il sistema comunitario di diffusione del solare (Comune solarizzato) e del fotovoltaico (Progetto 1000 tetti). Questi due progetti hanno previsto la co-presenza di attori economici e pubblici protagonisti del settore, una rete di competenze tecniche e progettuali, l’organizzazione di lavoro inclusivo di fasce deboli (rappresentata dal Consorzio ABN), i cittadini coinvolti nelle installazione ed enti finanziatori. Inoltre ABN porta avanti progetti di autocostruzione che mettono insieme, in un vero e proprio sistema comunitario, utenti/abitanti organizzati in forma cooperativa, strutture di competenza tecnica, enti finanziatori pubblici e privati.

Il caso di LE MAT si caratterizza per l’innovazione assoluta delle sue origini e radici sociali: Il Posto delle Fragole di Trieste, che andando ben oltre la logica assistenzialistica o di pura reintegrazione della deistituzionalizzazione scelse la strada imprenditoriale della recettività alberghiera come spazio e occasione di nuovo protagonismo di soggetti che erano ai margini e fuori della comunità. Un luogo di lavoro e autogestione reale per le persone coinvolte e di valore per la comunità, che diventa modello ed esperienza da replicare altrove, grazie anche all’opportunità di un progetto europeo (Albergo in via dei matti numero zero), elaborando per la prima volta un modello originale di franchising sociale nel campo del turismo, fondato su un marchio, oggi anche europeo, che è esso stesso un’innovazione in termini di marketing e di assetto organizzativo, e su un’idea di turismo innovativo come esperienza di incontro con persone e comunità. Nel suo sviluppo LE MAT è divenuto un sistema di rete che lega diversi soggetti coinvolti: imprenditori sociali responsabili e gestori del marchio, strutture di accoglienza turistica affiliate, viaggiatori, sistema delle competenze tecniche, ma anche realtà e soggetti di diversa natura a livello locale.

Il terzo caso riguarda l’esperienza delle cooperative di Libera Terra, nate per la gestione e valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, oggi punto di riferimento importante per portare sviluppo e legalità in quei territori. Un’esperienza cresciuta grazie ad un insieme di elementi e soggetti che si sono messi in rete: il grande lavoro per l’affermazione della legalità dell’Associazione Libera, l’azione politica e istituzionale per rendere i beni confiscati alla criminalità organizzata un bene da restituire alle comunità per creare sviluppo e occupazione, il sistema della cooperazione che - oltre all’azione di sostegno alla nascita e allo sviluppo delle cooperative chiamate a gestire i beni - ha svolto un importante ruolo nel creare filiere di prodotti di qualità a marchio sociale da commercializzare in canali differenziati, strutture finanziarie etiche, realtà imprenditoriali e associative impegnate nel campo della produzione e promozione alimentare. Un sistema articolato di reti strategiche, operative e di supporto in termini di trasferimento di competenze che ha dato luogo, a dieci anni dalla nascita della prima cooperativa, ad un originale e forte modello di business sociale che opera in funzione dello sviluppo locale e della legalità.

 

Antonio Picciotti (2013), L'impresa sociale per l'innovazione sociale. Un approccio di management, Franco Angeli, Milano