DICEMBRE 2016
 
L’alternativa al pubblico? Le forme organizzate di finanziamento privato nel welfare sociale

L’alternativa al pubblico? Le forme organizzate di finanziamento privato nel welfare sociale

E’ una domanda retorica quella che intitola il libro curato da Cristiano Gori. E’ ben noto infatti che il welfare sociale finanziato (e gestito) da soggetti privati non è un’alternativa al pubblico. Questo non solo perchè l’ammontare di risorse economiche mobilitate da soggetti privati che, attualmente e anche in prospettiva, non è in grado di sostituire lo spazio lasciato libero da un’offerta pubblica in ritirata. Il vero motivo per cui il welfare privato non è un’alternativa ai servizi sociali assistenziali e sanitari forniti dalla Pubblica Amministrazione o da fornitori che agiscono per conto di quest’ultima, è che si tratta di un’offerta che si sviluppa a partire da un diverso presupposto politico-culturale, basato sull’attivazione degli stakeholders e che, più in specifico, intende rispondere a bisogni in buona parte diversi da quelli dell’offerta standard. Il titolo quindi potrebbe essere riformulato non in termini di alternativa – che presuppone la sostituzione di un regime con un altro – ma piuttosto di complementarietà, indagando se esistono le condizioni per una riforma del welfare sociale pubblico, sintonizzandolo con quella che viene considerata, in parte a torto, una “nuova” protezione sociale finanziata con risorse private di varia provenienza: spesa out of pocket dei cittadini, filantropia, contrattazione aziendale, ecc.

Da questo punto di vista la parte più rilevante del testo è quella centrale dedicata all’analisi della “realtà attuale”: contrattazione di primo livello, welfare aziendale, fondi privati per anziani e non autosufficienti, ruolo e funzioni delle fondazioni; un’utile guida che potrebbe essere completata da ulteriori approfondimenti sul fronte finanziario come, ad esempio, le obbligazioni sociali diffuse nei paesi anglosassoni proprio su temi di welfare sociale – servizi e integrazione sociale per ex detenuti, interventi a favore dei neet, ecc. – che si stanno affacciando anche nel nostro Paese. Altre parti del volume propongono una rassegna delle politiche che negli ultimi anni si sono fatte carico di costruire una cornice di policy intorno a iniziative di finanziamento privato del welfare sociale per lo più emerse da percorsi bottom up: la Big Society inglese e il Libro bianco sul futuro del modello sociale firmato dall’ex ministro Sacconi. Azioni di policy making diverse, anche se incentrate su un ruolo più consistente delle risorse private latamente intese, accomunate però da un esito sostanzialmente fallimentare. Nel caso italiano, per l’incapacità di dar seguito alle sfide delineate nel Libro bianco con un disegno normativo all’altezza. Nel caso inglese, per le difficoltà sul fronte applicativo anche nel rapporto con le organizzazioni della società civile, seppure non manchino esempi soprattutto sul fronte dei sistemi di finanziamento come il Big Society Capital. Diversa è invece la sorte del cosiddetto “secondo welfare” che va considerato, almeno per ora, come il fortunato risultato di un’azione di naming giornalistica più che la realizzazione di una vera e propria politica, seppur non manchino iniziative in tal senso anche se concentrate più sul fronte della ricerca e delle buone pratiche come il sito www.secondowelfare.it.

La parte finale del libro è dedicata alle prospettive ed è forse quella che meriterebbe un maggiore approfondimento. Le linee guida proposte come “partire dal locale”, “orientare la domanda”, “sostenere l’innovazione sociale” rappresentano quasi i capitoli di un’agenda ancora in buona parte da completare e che probabilmente richiede un approfondimento in due direzioni. La prima riguarda il ruolo delle organizzazioni di terzo settore e in particolare delle imprese sociali come “società veicolo” per sviluppare una maggiore complementarietà tra sistemi di welfare finanziati con risorse pubbliche e private, in quanto si tratta di soggetti che più di altri hanno dimostrato di saper ibridare risorse di natura diversa per sostenere un’offerta di beni e di servizi di interesse collettivo, a prescindere da chi la finanzia. La seconda direzione di approfondimento riguarda il punto di vista dei beneficiari degli interventi. Nel libro si riportano i risultati di un’indagine esplorativa condotta sui sistemi esperti del mondo sindacale, imprenditoriale, pubblico, terzo settore ecc. Ma mai come nel caso del welfare a finanziamento privato sono le preferenze dei cittadini e delle organizzazioni in grado di aggregare la domanda a fare la differenza, sia sul fronte della qualità delle prestazioni che della sostenibilità del sistema.

 

Cristiano Gori (a cura di) (2012), L’alternativa al pubblico? Le forme organizzate di finanziamento privato nel welfare sociale, Franco Angeli, Milano

Flaviano Zandonai Iris Network