11  NOVEMBRE 2018
 
Le istituzioni nonprofit in forma societaria

Le istituzioni nonprofit in forma societaria

In questo contributo si analizzerà una particolare forma di impresa sociale: le istituzioni nonprofit in forma societaria, ossia quelle imprese con natura giuridica prevista e disciplinata nel libro V del Codice civile, come le società di persone (società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice), le società di cooperative e le società di capitali (società a responsabilità limitata, società per azioni, società in accomandita per azioni) che operano sotto il vincolo della non distribuzione degli utili. Nell’ambito del settore nonprofit le organizzazioni costituite in forma d’impresa sono molto meno diffuse rispetto alle forme non societarie (in primis fondazioni ed associazioni) previste e disciplinate nel libro I del Codice civile. Il diverso quadro di riferimento giuridico ha dei riflessi per niente marginali sul piano organizzativo, infatti, alla più elevata definizione normativa della forma giuridica d’impresa conseguono vincoli e costi più elevati, e, in definitiva, una maggiore complessità organizzativa. L’analisi delle principali caratteristiche e specificità delle istituzioni nonprofit in forma societaria può fornire spunti di riflessione sull’impatto che potrà avere la riforma del terzo settore in tema di impresa sociale.


In this paper we will analyze a particular form of social enterprise: nonprofit institutions in “corporate form”, i.e. those enterprise with a juridical nature required and regulated in Book V of the Italian Civil Code, such as partnerships (simple, general and limited partnership), cooperatives and limited companies (limited liability companies, joint-stock companies, limited joint-stock partnership) that operate under Non-Distribution Constraint. Within the nonprofit sector, organizations in corporate form are much less widespread than non-corporate forms (primarily foundations and associations) required and regulated in Book I of the Civil Code. The different legal frame has large repercussions on the organizational level: legal forms with a higher regulatory definition correspond to higher constraints and costs, and, ultimately, greater organizational complexity. The analysis of the main characteristics and specificities of nonprofit institutions in corporate form can provide food for thought on the impact that the reform of the Third sector may have on social enterprise.

 

* Le analisi e le elaborazioni di Massimo Lori, Valerio Moretti e Carla Troccoli sono strettamente personali e non coinvolgono l’amministrazione di appartenenza.

** Il presente lavoro si inserisce nelle attività di studio, rilevazione e analisi statistica in campo economico e sociale di Euricse, attività rese possibili anche grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento.

 

DOI: 10.7425/IS.2018.11.04

 

Introduzione

In questo contributo si analizzerà una particolare forma di impresa sociale: le istituzioni nonprofit in forma societaria, ossia quelle imprese con natura giuridica prevista e disciplinata nel libro V del Codice civile, come le società di persone (società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice), le società di cooperative e le società di capitali (società a responsabilità limitata, società per azioni, società in accomandita per azioni) che operano sotto il vincolo della non distribuzione degli utili (Borzaga, Fazzi, 2008). Come si avrà modo di vedere, nell’ambito del settore nonprofit le organizzazioni costituite in forma d’impresa sono molto meno diffuse rispetto alle forme non societarie (in primis fondazioni ed associazioni) previste e disciplinate nel libro I del Codice civile. Il diverso quadro di riferimento giuridico ha dei riflessi per niente marginali sul piano organizzativo, infatti, alla più elevata definizione normativa della forma giuridica d’impresa conseguono vincoli e costi più elevati, e, in definitiva, una maggiore complessità organizzativa.

Le prime forme di nonprofit societario si possono far risalire addirittura all’Ottocento, alle società di mutuo soccorso (Legge 15 aprile 1886, n. 3818) costituite per porre in essere forme di previdenza e assistenza volontaria a favore degli associati in relazione a casi di malattia, invalidità lavorativa, vecchiaia o altre eventualità infauste del corso di vita. La possibilità di riconoscere lo status di ente nonprofit anche a forme d’impresa ha ovviamente riferimenti normativi più recenti, come la legge che introduce nel nostro ordinamento la fattispecie dell’impresa sociale applicabile anche alle organizzazioni di cui al libro V del Codice civile (d.lgs. 155/2006) oppure la legge 289/2002 (art. 90) che estende il regime tributario agevolato delle associazioni sportive anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza finalità di lucro. Ma è sicuramente la legge 381/91, che definisce finalità e modalità operative delle cooperative sociali, ad avere avuto il maggiore impatto sulla morfologia del settore nonprofit.

È più che lecito chiedersi se le istituzioni nonprofit societarie possano considerarsi imprese sociali secondo la definizione che riscuote maggiori consensi all’interno della comunità scientifica (Defourny, Nyssens, 2012) e delle istituzioni politiche (European Commission, 2016). Nella letteratura accademica e nelle policies si considerano tre fattori chiave per individuare un’impresa sociale: l’orientamento imprenditoriale, l’impatto sociale e la governance inclusiva. Rispetto al primo punto, le istituzioni nonprofit societarie sembrerebbero avere una dimensione imprenditoriale in quanto vendono beni e servizi sul mercato e, al pari delle società for profit, devono affrontare i rischi d’impresa, gli eventi in grado di pregiudicarne la sostenibilità economica e dunque l’attività produttiva. Inoltre, il vincolo della non distribuzione degli utili, che le distingue dalle imprese mainstream, dovrebbe garantire il perseguimento in modo prevalente ed esplicito di una finalità sociale. Infine, tra le istituzioni nonprofit societarie – in particolare quelle in forma cooperativa – tende a prevalere la regola del voto capitario (una testa un voto), che favorisce la democraticità del processo decisionale all’interno dell’impresa. È bene osservare che anche tra le istituzioni nonprofit non societarie si possano individuare delle forme organizzative riconducibili all’impresa sociale secondo la definizione adottata poco sopra (Barbetta et al., 2016). Pertanto, l’analisi delle principali caratteristiche e specificità delle istituzioni nonprofit in forma societaria può fornire spunti di riflessione sull’impatto che potrà avere la riforma del terzo settore in tema di impresa sociale. In effetti, dopo il modesto risultato conseguito dalla legge 155/2006, l’attuale riordino normativo del terzo settore con uno specifico decreto attuativo (d.lgs. 112/2017) prevede nuove misure a sostegno dell’impresa sociale.

 

La struttura organizzativa

Il primo Censimento permanente sulle Istituzioni Non Profit dell’Istat ha registrato, nel 2015, 20.872 unità costituite in forma societaria che hanno occupato 423.536 dipendenti. Si tratta sia di realtà con un’esperienza ormai consolidata nel tempo a cui si affianca un cospicuo numero di unità economiche nate in anni più recenti. I dati censuari evidenziano che l’11,1% delle istituzioni censite è stato costituito prima del 1991, mentre il 17,4% tra il 1991 ed il 2000 e che tali organizzazioni occupano rispettivamente il 34,8% e il 33,4% dei dipendenti totali (Figura 1). A queste organizzazioni si aggiungono 7.213 istituzioni (34,6%) nate nel quinquennio 2011-2015, probabilmente ancora in fase di startup, e che presentano un numero minore di dipendenti (45.657; 10,8%).I dati per ripartizione territoriale evidenziano come tali istituzioni si distribuiscano lungo tutto lo stivale (Tabella 1), con una maggiore concentrazione nelle regioni del Sud (24,7%), del Nord-Ovest (23,7%) e del Centro (21,5%) rispetto a quelle del Nord-Est (16%) e delle Isole (14,1%).

lori-fig01Figura 1. Istituzioni nonprofit in forma societaria e loro dipendenti per anno di costituzione. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

lori-tab01Tabella 1. Istituzioni nonprofit in forma societaria e dipendenti per ripartizione geografica. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

Un diverso quadro territoriale emerge, tuttavia, guardando la distribuzione dei dipendenti, il 58% dei quali è occupato in istituzioni nonprofit societarie delle regioni settentrionali (il 32,5% nel Nord-Ovest ed il 25,5% al Nord-Est) mentre solo il 13,1% è impiegato in istituzioni con sede nelle regioni meridionali. Ne risulta una maggiore dimensione media delle istituzioni del Nord-Est (32,3 dipendenti per organizzazione) e Nord-Ovest (27,9 addetti) rispetto a quelle centrali (19,1), insulari (12,4) e meridionali (10,7). Il confronto delle due distribuzioni mette quindi in luce come alla forte presenza di istituzioni nonprofit societarie nelle regioni meridionali non corrisponda una rilevanza occupazionale di pari entità.

Quest’analisi trova conferma anche nella dimensione economica delle istituzioni censite. Nel Nord-Est, il 50% delle unità ha registrato un fatturato medio di 207.477 euro, valore di poco superiore a quanto registrato nel Nord-Ovest (196.366 euro) ma ben distante dal dato delle regioni centrali (99.793 euro), insulari (65.048 euro) e meridionali (49.036 euro).

Come evidenziato nella Figura 2, i valori mediani delle regioni meridionali e insulari risentono della forte presenza di istituzioni con un fatturato inferiore ai 5mila euro (il 25% delle organizzazioni censite), categoria che non va oltre il 15% tra le istituzioni delle regioni settentrionali dove, invece, oltre un terzo ha registrato un fatturato superiore ai 500mila euro.

lori-fig02Figura 2. Istituzioni nonprofit in forma societaria per ripartizione geografica e classe di fatturato (migliaia di euro). Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

Cinque sono i settori in cui si concentrano principalmente le istituzioni nonprofit societarie: l’assistenza sociale (31,6% delle istituzioni censite; (Tabella 2), lo sviluppo economico e la coesione sociale (28,6%), la cultura, sport e ricreazione (25,3%), l’istruzione e ricerca (8,1%) e la sanità (5%).

Come evidenziato nella Figura 3, il settore della ‘cultura, sport e ricreazione’ è quello che ha vissuto uno sviluppo più recente: meno del 20% delle istituzioni attive in quest’ambito è stato costituito prima del 2001, mentre il 49,4% ha al massimo cinque anni di attività. Al contrario, sanità ed assistenza sociale rappresentano i settori storici dell’imprenditoria sociale, cresciuti fortemente in seguito all’introduzione della legge del 1991 sulle cooperative sociali, e per i quali non sorprende quindi che la quota di istituzioni costituite prima del 2001 sia rispettivamente pari al 42,5% e al 34,4%.

lori-fig03Figura 3. Istituzioni nonprofit in forma societaria per settore d’attività e anno di costituzione. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

Guardando al peso occupazionale di ciascun settore (Tabella 2), si rileva come nove dipendenti su dieci lavorino in tre settori d’attività: l’assistenza sociale (53,4%), lo sviluppo economico e la coesione sociale (21,2%) e la sanità che, sebbene rappresenti solo il 5% delle istituzioni censite occupa poco meno di 69mila lavoratori (16,2%). Il contributo occupazionale delle oltre 5mila istituzioni culturali e sportive, tra le quali la metà non impiega lavoratori dipendenti, è invece minoritario (3%).

lori-tab02 Tabella 2. Istituzioni nonprofit in forma societaria, dipendenti e fatturato per settore d’attività. Anno 2015 – Fonte: Elaborazioni proprie su dati Istat. Registro delle Istituzioni Non Profit – Censimento permanente delle Istituzioni Non Profit 2015

Le differenze dimensionali tra settori risultano ancora più evidenti guardando ai valori mediani del fatturato. Nella sanità, un’istituzione su due ha registrato nel 2015 un fatturato almeno pari a 698.834 euro, dato di gran lunga superiore rispetto a quanto si osserva nel settore dell’assistenza sociale (180.765 euro) e ancor più rispetto agli altri ambiti d’attività, tra i quali il dato minimo è relativo alle istituzioni culturali e sportive (49.615 euro).