11  NOVEMBRE 2018
 

L’area “periferica” del network è popolata soprattutto da associazioni di volontariato e di promozione sociale, organizzazioni di piccole dimensioni organizzative, che operano prevalentemente all’interno di un’area territoriale circoscritta, coincidente spesso con il quartiere in cui è localizzata la sede legale/operativa dell’organizzazione. I reticoli in cui sono inserite nascono e si consolidano per lo più intorno ad iniziative locali, interventi di “welfare leggero” finanziati dall’amministrazione comunale attraverso bandi di gara destinati in maniera specifica al supporto dell’associazionismo cittadino, oppure attraverso (piccoli) finanziamenti erogati direttamente dalla municipalità di appartenenza.

Il radicamento territoriale di tali organizzazioni esprime il principale elemento sui cui spesso si strutturano partnership tra i diversi attori che in alcuni territori danno forma a reticoli altamente coesi, caratterizzati anche dalla presenza di soggetti eterogenei per forma giuridica e mission. L’intreccio tra diverse realtà organizzative consente di rafforzare alleanze attraverso l’apertura del reticolo verso organizzazioni territoriali maggiormente strutturate, in grado di arricchire la rete di capitale economico ed organizzativo. Queste dinamiche sono evidenti soprattutto in specifiche realtà municipali, dove il posizionamento strategico assunto da alcune organizzazioni ne ha consolidato il ruolo di leader a livello locale.

L’area “centrale” del network, invece, è popolata soprattutto da cooperative sociali la cui azione è andata gradualmente coagulandosi intorno a diverse organizzazioni consortili. La configurazione dei grappoli inter-organizzativi avviene anzitutto sulla base di meccanismi “affiliativi”, costruiti sull’appartenenza delle singole organizzazioni ad enti di secondo livello che raggruppano sul territorio soggetti nati da differenti esperienze. La tendenza a convergere verso tali organizzazioni spiega il costituirsi di porzioni di rete caratterizzate prevalentemente dalla presenza di organizzazioni dello stesso rango (forma giuridica), poiché gran parte delle cooperative sociali confluiscono all’interno di realtà consortili e sviluppano la propria rete di rapporti (formali) con altre organizzazioni socie. Ciò accade soprattutto nel caso delle cooperative di piccole dimensioni: esse agiscono all’interno di reticoli territoriali, che si compongono e ricompongono a seconda delle esigenze, seguendo modalità d’azione che portano ad una continua riconfigurazione delle reti locali, pur sempre all’interno delle geometrie territoriali definite dal consorzio. In altri termini, i “gradi di libertà” di cui dispongono le cooperative consorziate rispondono ad una logica per cui la competizione tra attori locali viene giocata rafforzando il posizionamento di soggetti collettivi, catalizzatori di risorse organizzative, economiche e politiche. Gli organismi di secondo livello sono andati così costituendosi come luoghi “istituzionali”, il cui ruolo di coordinamento tra le diverse organizzazioni non profit locali ha generato forme di raccordo tra vari soggetti, regolandone la concorrenza e accrescendo (al contempo) il peso politico di tali attori collettivi.

 

La rete rilevante: attori e pratiche sussidiare

In buona misura, dunque, quel segmento del terzo settore identificabile con la cooperazione sociale si colloca sullo scacchiere cittadino aderendo alle principali realtà consortili presenti sul territorio. Una densa trama di relazioni si costruisce intorno ad un nucleo centrale di cooperative che insieme ad alcune associazioni locali danno forma alla rete rilevante del terzo settore. Per una maggiore chiarezza espositiva, si è scelto di individuare tali attori attraverso il calcolo degli indici di centralità7; il principio di visualizzazione proposto nella Figura 2 accresce la dimensione grafica dei nodi in rapporto alla centralità che ciascun soggetto assume all’interno della rete. Ciò ha consentito di evidenziare quelle organizzazioni che si pongono come baricentro del network e di approfondire la riflessione sui processi di stratificazione interni alla rete.

cave-fig02Figura 2: La rete "rilevante"

La struttura relazionale illustrata nel grafo (Figura 2) è stata costruita sulla base del network globale (sullo sfondo della figura) e mostra la rete di rapporti che legano le organizzazioni “rilevanti”. Osserviamo la morfologia del network. Esso si compone di 32 organizzazioni, mostra un livello di densità medio-basso (28,2%) e rivela una significativa tendenza (come vedremo) a strutturarsi intorno ad alcuni attori chiave. Oltre la metà delle organizzazioni presenti nella rete è rappresentata da cooperative sociali (18 unità) – in maggioranza di tipo “A” – mentre la restante parte si compone prevalentemente di associazioni di volontariato (n. 4) e di promozione sociale (n. 5) (Tabella 2). In generale, si tratta di organizzazioni costituitesi soprattutto a partire dagli anni ‘90, una fase storica caratterizzata (come visto) da intensi processi di mutamento e ridefinizione delle politiche sociali comunali che ha aperto una nuova fase di programmazione degli interventi attraverso il coinvolgimento diretto di molte di queste organizzazioni.

cave-tab02Tabella 2: Organizzazioni del terzo settore per forma giuridica - rete "rilevante"

Le radici volontaristiche da cui sono fiorite gran parte delle iniziative di stampo cooperativistico ed associativo individuano quel filo rosso che lega gran parte delle organizzazioni comprese nel network: dei 32 enti non profit, sono 22 quelli nati dall’iniziativa spontanea di un gruppo di persone, che ha ricondotto istanze politiche, civiche, cattoliche all’interno di forme organizzative in grado di intervenire – sotto una veste comune e portando interessi condivisi – nel dibattito politico sorto in quegli anni sul più vasto tema dell’esclusione sociale (Tabella 3).

cave-tab03Tabella 3: Costituzione dell'organizzazione

La maggior parte di queste organizzazioni è nata in una fase di sviluppo del terzo settore napoletano durante cui l’elemento filantropico e quello solidaristico costituivano i caratteri prevalenti in virtù dei quali, sia le cooperative sociali che la sfera (eterogenea) dell’associazionismo cittadino, muovevano le proprie istanze. Le rivendicazioni sociali e politiche rese manifeste nella ricerca di una maggiore attenzione da parte dell’amministrazione comunale ai temi della povertà e dell’esclusione sociale sono corse parallele ad un processo di integrazione tra le iniziative proposte dall’ente comunale e le spinte innovative avanzate dalle organizzazioni non profit.

Sulla scia di tale fermento, il ruolo di alcune organizzazioni è andato progressivamente consolidandosi nello scenario del terzo settore napoletano e la configurazione assunta dal network consente di puntualizzare alcune dinamiche analizzate in precedenza, di riflettere sui livelli di governo della rete e sui processi attraverso cui sono venute cristallizzandosi posizioni prevalenti.

In primo luogo, le organizzazioni rappresentate dai nodi collocati nella zona centrale della “rete rilevante” hanno consolidato la propria presenza sul territorio attraverso un lungo processo di radicamento che le ha viste coinvolte in maniera attiva nelle dinamiche di sviluppo storico del terzo settore cittadino. Sono quegli stessi attori che sul finire degli anni ‘90 avevano dato vita al “Tavolo di confronto permanente sulle politiche sociali” e che nel corso dell’ultimo decennio, come si vedrà più avanti, hanno continuato un’azione di pressione “dal basso”, perseguita attraverso l’istituzione di forme di rappresentanza collettiva8. Gli attori che troviamo al centro della “rete rilevante” assumono un ruolo da protagonista nello scenario locale del welfare: alcune di queste organizzazioni gestiscono, oggi come in passato, una parte notevole dei servizi esternalizzati dall’amministrazione comunale e hanno consolidato il proprio ruolo di leadership attraverso una graduale crescita organizzativa9, estendendo la propria azione su un’area territoriale alquanto vasta che copre in alcuni casi diverse municipalità del comune. Sono 27, infatti, le Ots che hanno dichiarato di gestire progetti e/o servizi in almeno 2 municipalità, avvalendosi non solo di strutture proprie (aspetto che interessa solo una piccola parte delle organizzazioni, quelle caratterizzate da più ampie dimensioni organizzative), ma di beneficiare anche delle sedi di altre organizzazioni non profit (con cui sono in rete) e delle strutture scolastiche di istituti superiori e scuole secondarie (di primo grado) con cui gestiscono principalmente progetti per il recupero di minori a rischio di dispersione scolastica. Tra queste ritroviamo cooperative e associazioni storiche coinvolte nel processo di riforma delle politiche sociali cittadine che hanno aperto i primi canali di contatto con le istituzioni locali e rafforzato (successivamente) la propria posizione attraverso reti trasversali alla dimensione sovra-comunale e comunale del terzo settore. A livello sovra-comunale, le organizzazioni non profit che gravitano nella parte centrale delle “rete rilevante” aderiscono ad organismi federativi nazionali (di secondo e terzo livello), assumendo un forte peso nei tavoli di contrattazione regionale10. A ciò va aggiunto, come accennato, il consolidamento e il successivo processo di espansione che ha interessato alcuni consorzi, dalla cui iniziativa, sul finire degli anni ‘90, è sorto il “Forum regionale del terzo settore”11.

A livello locale, queste stesse organizzazioni hanno poi consolidato sotto-gruppi molto coesi, attivando circuiti territoriali che alimentano flussi informativi e accrescono la capacità d’azione di ciascun attore. Per molte di esse i momenti di confronto istituzionale (tavoli e consulte municipali) rappresentano importanti occasioni per mettersi in rete con altri soggetti del terzo settore e stabilire punti di contatto con l’amministrazione comunale (e municipale). Nella Figura 3 viene presentata, ad esempio, la configurazione di un reticolo costruito intorno alla partecipazione di alcune Ots ad un tavolo per la definizione di alcune linee di intervento sul tema dell’educativa territoriale (fase 1).

cave-fig03Figura 3: Tavolo educativa territoriale

La rete mostra il quadro istituzionale della governance con al centro l’attore pubblico che regola il processo di definizione delle politiche. Osservando la fase 1, tutte le organizzazioni presenti nel network sono legate all’amministrazione comunale, poiché referenti istituzionali dei servizi di educativa territoriale, mentre alcune di esse sono già in rete in quanto partner stabili in altre iniziative progettuali sul tema dell’adolescenza e dell’infanzia. Oltre a definire un momento di confronto diretto, il tavolo sull’educativa territoriale ha offerto a tali organizzazioni la possibilità di scambiare le rispettive esperienze e dare forma ad ulteriori iniziative, con l’esito di ampliare gradualmente la rete di legami tra gli attori locali. La creazione di un network tra diverse ludoteche territoriali è un’iniziativa che nasce proprio all’interno di questa rete e che ha visto partecipare varie cooperative sociali attive nel campo dei servizi ai minori. Non solo. Alcune di esse si sono messe in rete per la realizzazione di un intervento rivolto a minori a rischio criminalità, attivando un network territoriale costruito anche con il coinvolgimento di parrocchie e del tribunale per i minori. All’interno della rete è stato poi definito un progetto presentato in risposta ad un bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La fase 2 della Figura 3 ricostruisce il network relativo a questa iniziativa progettuale. Nella rete sono presenti quasi tutti gli attori che nella fase 1 avevano preso parte al tavolo tecnico sull’educativa territoriale. La preesistenza di legami tra una parte di queste organizzazioni ha sicuramente agevolato la nascita di una nuova rete, ma il momento di incontro istituzionale ha rappresentato, soprattutto per una cooperativa sociale (promotrice dell’iniziativa), l’occasione per condividere con altri attori la possibilità di accedere a fondi ministeriali ed implementare alcune azioni progettuali sul territorio comunale. Per tale via, i legami tra i diversi attori del reticolo sono venuti consolidandosi sulla base di uno scambio di risorse (organizzative, economiche, politiche…) e si sono rafforzati per la presenza di un’ampia base fiduciaria, che da un lato attribuisce al reticolo carattere di stabilità, dall’altro facilita la crescita di sinergie organizzative, consolidando modelli di intervento e accelerando processi di messa in rete delle competenze.

Il grafo della Figura 4 descrive un’altra esperienza che va in questa direzione. Il reticolo è composto da 7 soggetti (2 cooperative, 4 associazioni e 1 fondazione) e l’intreccio tra diverse realtà organizzative ha consentito di rafforzare alleanze attraverso l’apertura del network ad organizzazioni territoriali maggiormente strutturate, in grado di arricchire la rete di capitale economico e organizzativo.

cave-fig04Figura 4: Porzione di rete sovrapposta - clique

Si tratta di un grappolo di organizzazioni localizzate nella VIII municipalità napoletana, la cui azione (come per le due associazioni precedenti) è strettamente radicata al territorio e si struttura intorno alla posizione strategica che assume uno degli attori presenti nel reticolo: la fondazione.

Nata ufficialmente nel 1995 ad opera di un gruppo di persone attive da anni nel settore dei servizi di carattere culturale, sociale, ricreativo ed educativo, l’organizzazione si configura inizialmente come associazione di volontariato, volta alla realizzazione di percorsi teorici e operativi di cittadinanza attiva e di coesione sociale. Ispirata ai valori cattolici, si è occupata fin dalla sua costituzione delle fasce deboli e dei minori a rischio presenti sul territorio, grazie al costante lavoro di una équipe qualificata ed ampiamente diversificata sotto il profilo professionale. Oltre ad un consiglio direttivo, l’organizzazione si avvale infatti di un nutrito gruppo di collaboratori: sociologi, psicologi, operatori di strada, assistenti sociali, educatori, docenti di lingua, operatori informatici, formatori, tutor, volontari nonché alcuni legali che offrono consulenza civile e penale.

Luigi Delle Cave Università degli Studi di Napoli "Federico II"