11  NOVEMBRE 2018
 

Sperimentazione dei primi servizi innovativi rivolti all’infanzia e alle famiglie

La fase di intervento si apre nel mese di maggio 2014 a seguito delle prime evidenze messe in luce dalla ricerca. La programmazione dei servizi nasce all’interno del tavolo operativo che vede la partecipazione dei referenti dell’Amministrazione Comunale di Mantova (responsabili coordinamento pedagogico dei servizi), referenti dell’ASL di Mantova (responsabile area psico-sociale) e coordinatrice dei servizi della cooperativa Giardino dei Bimbi. A seconda del servizio sperimentato è stato previsto un diverso grado di coinvolgimento delle famiglie.

Come evidenziato nei dati illustrati in precedenza, le famiglie mantovane esprimono il desiderio di servizi di natura innovativa che in prima istanza rispondano ad esigenze di flessibilità rispetto agli orari lavorativi e che abbiano un importo della retta contenuto. Il 69,4% dichiara di non riuscire a far fronte a bisogni relativi alla conciliazione mentre il 30,6% a quelli economici. Per tali ragioni la prima fase di sperimentazione si è concentrata su servizi orientati ad esigenze di conciliazione/flessibilità e servizi salva reddito in grado di definire un’offerta correlata a basso costo.

 

Servizi di conciliazione

I dati della ricerca appartenenti alla sezione che indaga le modalità organizzative delle famiglie, di cui fa parte anche il diario settimanale, mette in evidenza come il 60% delle famiglie intervistate dichiara di utilizzare permessi lavorativi per la cura dei propri figli ma solo il 21,7% del totale delle famiglie accede a forme di sostegno aziendale. Tra queste quella maggiormente utilizzata è la flessibilità oraria in entrata/uscita/pausa pranzo (59%) e i permessi e/o riduzione temporanea delle ore di lavoro (23,10%). Tali dati confermano la necessità di sostenere la nascita di servizi in grado di “comporsi” ed “adattarsi” ai tempi familiari e lavorativi.

La fase di sperimentazione si è aperta con la strutturazione di servizi di conciliazione per il periodo estivo per tutti i bambini della città di Mantova frequentanti e non i nidi a partire dai 20 mesi di età. Il servizio ha previsto una copertura quasi totale delle settimane estive e la possibilità di usufruire di un servizio “nido ponte” per quei genitori in attesa di effettuare l’ambientamento del figlio nella scuola dell’infanzia. Sul piano del modello gestionale, i servizi sono stati erogati utilizzando personale della cooperativa e prevedendo un’integrazione degli spazi e dei locali. Il modello economico del servizio ha consentito di introdurre, accanto alla frequenza standard (giornata intera o part time), la possibilità di acquisto di una “borsa ore” settimanale – small, medium e large – da utilizzare durante tutta la settimana di frequenza del servizio e distribuibile a piacimento su tutto l’orario di apertura del servizio. Il presente format di servizio si è consolidato anche nel periodo natalizio successivo (2014). Il modello gestionale proposto consente alle famiglie di personalizzare il servizio e la frequenza alle esigenze e ai bisogni lavorativi quotidiani. A partire dall’anno scolastico 2015/2016, il servizio di conciliazione invernale ed estiva così come la frequenza secondo la modalità “borsa ore” sono stati inseriti nell’offerta promossa dai nidi pubblici di Mantova.

 

Servizi salva reddito

I servizi salva reddito rappresentano forme di conciliazione che vanno ad attenuare l’incidenza degli acquisti di beni e servizi sul bilancio familiare complessivo. La ricerca ha messo in evidenza come l’incidenza dei costi per i servizi scolastici ed extra scolatici sul bilancio familiare si attesti in media tra il 20 ed il 40%. Il dato naturalmente comprende l’acquisto di servizi per tutti i figli a carico del nucleo familiare.

pederciniTabella 6: Incidenza percentuale dei costi di servizi scolastici ed extra scolastici

L’incidenza dei costi dei servizi scolastici ed extra scolastici viene letta all’interno di un contesto economico nel quale circa il 68% delle famiglie intervistate dichiarano di avere una situazione economica che si muove tra il precario4 (39%) e di aver chiesto, per circa la metà delle famiglie, aiuti economici durante l’ultimo anno.

I servizi salva reddito hanno preso avvio nella fase di sperimentazione grazie allo start up di una convenzione per la fornitura di pannolini e prodotti della prima infanzia per tutte le famiglie, sia dei nidi pubblici che di quelli gestiti direttamente dalla cooperativa. Alle famiglie è stata offerta la possibilità di sottoscrivere una card da poter utilizzare direttamente presso il fornitore selezionato o evadere l’ordine presso il servizio nido di riferimento. Il modello gestionale del servizio facilita la collaborazione tra fornitore, cooperative e famiglie e trasforma progressivamente il servizio nido in un Polo Famiglia, centro ed aggregatore di domanda. Visto il successo di questa prima sperimentazione, sono state attivate altre convenzioni che prevedono il raccordo con aziende agricole del territorio per la fornitura di frutta e verdura, panifici, negozi di vestiti per bambini e agenzie di assicurazione.

 

Educatore a domicilio

La gestione dei compiti di cura durante l’arco temporale settimanale si è arricchita di dati relativi ai momenti di maggiore difficoltà nella gestione dei figli. Quasi la metà delle famiglie (42,8%) dichiarano che il momento di maggiore difficoltà nella cura dei figli si presenta durante i periodi di malattia, problematiche diverse presentano il 25% delle famiglie per le quali sono le vacanze scolastiche i momenti di maggiore difficoltà nella cura dei figli.

All’analisi dei dati sopra citati, il gruppo operativo di lavoro ha deciso di avviare la progettazione del servizio di educatore domiciliare. Tale servizio consiste nella possibilità di usufruire, dapprima per tutte le famiglie frequentanti i nidi sia pubblici che gestiti dalla cooperativa, della figura di un educatore professionale selezionato e formato dalla cooperativa Giardino dei Bimbi, in supporto ai periodi di malattia dei propri figli. L’educatore a domicilio viene accolto presso il domicilio della famiglia e mantiene con essa un rapporto one to one. La durata e le fasce orarie del servizio vengono costruite sui bisogni di conciliazione di ogni singolo nucleo familiare con alcune limitazioni rispetto al numero minimo e massimo di ore a disposizione. Il presente servizio ha previsto un grado di collaborazione e coinvolgimento delle famiglie più alto rispetto ai precedenti, in quanto le famiglie interessate alla sperimentazione hanno, in una fase previa, accolto presso il domicilio le educatrici domiciliari al fine di stabilire con esse una rapporto di fiducia e conoscenza. Al pool di educatrici selezionate è stato inoltre richiesto di realizzare periodi di osservazione all’interno dei singoli servizi nido.

Il servizio è attivo da gennaio 2015 e ha visto il coinvolgimento iniziale di un gruppo di venti famiglie. Inoltre i nuclei familiari hanno avanzato la richiesta di poter estendere il servizio oltre il bisogno di malattia del figlio. Il modello gestionale del servizio si avvicina molto a dinamiche di personalizzazione dello stesso pur mantenendo un ancoraggio non sulla famiglia ma sull’organizzazione di terzo settore che struttura direttamente il rapporto lavorativo con il pool di educatrici e media il rapporto di fiducia con le educatrici stesse. Considerando la riposta positiva e la reale necessità del servizio, confermata anche nella seconda indagine, si prevede la costituzione dell’“Albo delle baby sitter” che verrà gestito direttamente dalla cooperativa sociale Giardino dei Bimbi.

 

Conclusioni

La diffusione dei dati della ricerca e la fase di sperimentazione dei servizi si sono concluse rilanciando l’avvio della seconda fase di progetto che vede nuovi cantieri di lavoro. Sul versante dell’indagine si è conclusa nell’autunno 2015 l’indagine condotta da SWG sui bisogni sociali con campione rappresentativo di 450 famiglie con almeno un figlio 0-5 anni, che frequentano e no i servizi per l’infanzia. Tale rilevazione aggiunge alla precedente una sezione specifica relativa alla giustizia sociale percepita. Con questa seconda tipologia di rilevazione si chiude la fase di raccolta dei bisogni delle famiglie nella città di Mantova.

Sul versante dell’intervento, il gruppo di lavoro operativo ha iniziato a lavorare sulla costruzione di servizi integrati. L’orientamento in tale direzione è stato conferito dai dati presenti nella prima rilevazione nella quale le famiglie esprimono il desiderio di trovare all’interno del servizio nido collaborazioni con personale specializzato, in prevalenza con il medico pediatra (38,28%) e con logopedista, psicomotricista (35,41%).

Questa continua opera di manutenzione dei sistemi di welfare e della relativa offerta di servizi è richiesta dal continuo modificarsi dei bisogni e delle risorse economiche a disposizione dalle amministrazioni pubbliche per farvi fronte. I sistemi di welfare sono chiamati oggi a monitorare continuamente le misure di assistenza concesse ai cittadini al fine di verificare il mantenimento del diritto all’accesso di chi ne gode e di chi eventualmente ne è escluso. In tal senso vanno continuamente rivisti modalità, tempi e costi dell’erogazione dei servizi. Si tratta, in sostanza, di svolgere un lavoro di controllo e di aggiornamento, di continua modificazione, di morfogenesi del sistema, alla quale i soggetti in causa (organizzazioni pubbliche, terzo settore, imprese) sono chiamati a concorrere complessivamente (Di Nicola, 2008).

A rafforzare tale scenario interviene il concetto di co-produzione che, mettendo in secondo piano le distinzioni di ruolo tra professionisti e utenti così come tra produttori e consumatori di servizi, ne propone invece nuove dinamiche. Ai primi viene richiesto di essere dei catalizzatori e facilitatori più che dei meri esecutori; ai secondi viene richiesto uno sforzo per l’acquisizione di nuove conoscenze ed abilità, reinvestendo nel loro capitale umano. Quest’orizzonte apre agli apporti delle reti sociali degli utenti (famiglia, amici, comunità, associazioni) e dei professionisti (organizzazioni di appartenenza, reti di pari, enti locali), per la produzione di servizi a favore dei cittadini e della comunità di riferimento.

La co-produzione non è da intendersi però come una panacea per i problemi di qualità del servizio, ma è necessaria una riflessione pubblica sulle condizioni e le risorse necessarie per garantirne una sua efficacia.

Infatti, la co-produzione difficilmente produce valore in termini di denaro e potrebbe creare disuguaglianze senza investimenti a priori nella formazione del personale e nell’individuazione di strumenti per facilitare la partecipazione di settori emarginati. Co-produzione spesso può significare cose diverse per i cittadini interessati ad avere un maggiore controllo sui servizi (e le risorse pubbliche) e per gli attori istituzionali che potrebbero essere sedotti dalla promessa di aumento dell’efficienza a fronte di tagli.

La co-produzione rappresenta pertanto una sfida e un’opportunità per i diversi tipi di leadership (civile, amministrativo, politico) che richiede investimento e fiducia nell’apporto della società civile.

 

Note

1. Delibera della Giunta Regionale 20 dicembre 2013, n. X/1188.

2. Economica (contributi per l’acquisto di materiale, integrato rette per la partecipazione ad iniziative, sostenuto l’acquisto di foto, dvd o la creazione di una cassa comune); politica (partecipazione all’elezione dei delegati dei genitori), sociale (contribuito all’organizzazione di feste ed eventi), specifica (disponibilità ad offrire corsi di aggiornamento, condurre laboratori o attività di supporto alle famiglie).

3. Le risorse familiari non sono sufficienti e siamo sempre costretti a delle rinunce o a dei tagli di spesa.

4. Le risorse familiari soddisfano le esigenze principali ma talvolta siamo costretti a delle rinunce o a dei tagli di spesa.

 

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Claudia Pedercini Università degli Studi di Verona