DICEMBRE 2016
 
Un’esperienza di co-produzione: il caso del progetto 'Dire Famiglia'

Un’esperienza di co-produzione: il caso del progetto 'Dire Famiglia'

Abstract

Questo contributo propone l’analisi di un’esperienza di co-produzione di servizi educativi per l’infanzia e la famiglia nata dalla partnership tra enti pubblici (Università di Verona, Comune e ASL di Mantova) ed imprese nonprofit (cooperativa sociale Il Giardino dei Bimbi e Consorzio Solco Mantova). Il progetto “Dire Famiglia” si configura come una vera e propria ricerca-intervento in quanto si pone l’obiettivo di innescare un processo di innovazione sociale nel settore dei servizi socio-educativi, attraverso: a) innovazioni di processo – nuove modalità di erogazione e di partecipazione ai servizi del territorio sia per quanto concerne il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni che per quello giocato dalle famiglie che utilizzano i servizi; b) innovazioni di prodotto – nuovi per la famiglia e l’infanzia in grado di rispondere alle mutate esigenze delle famiglie in tempi di crisi economica.

La sperimentazione di nuovi servizi è seguita ad una raccolta dati avvenuta attraverso la somministrazione di un questionario rivolto alle famiglie frequentanti i nidi pubblici e del privato sociale della Città di Mantova. Le domande hanno analizzato la relazione esistente tra gestione dei tempi familiari, bisogni di cura e fruizione dei servizi, con attenzione alla costruzione condivisa dei servizi stessi; il questionario ha infatti approfondito la dimensione della partecipazione al servizio e della co-produzione quale ingrediente fondamentale per la costruzione sia di risposte più efficienti ed efficaci che di nuovi modelli per i servizi socio-educativi di minori e famiglie.


This paper analyses an experience of co-production of educational services for children and families, originated from a partnership between public bodies (the University of Verona, the Municipality and local health unit of Mantova) and nonprofit enterprises (the social cooperative Il Giardino dei Bimbi and Consorzio Solco Mantova). The project “Dire Famiglia” presents itself as a research-intervention triggering a process of social innovation in the sector of educational services through a) process innovations: new ways of providing and participating in territory services with regards both to the role of Public Administration and to the role played by families using those services; b) product innovations: new services for families and children satisfying the new needs of families in periods of economic crisis.

The experimentation of new services was preceded by a data collection produced by proposing a survey to families whose children attend nurseries in the city of Mantova (both public schools and structures managed by third sector organisations). The questions analysed the relation between the management of family time, needs of care and services fruition, with a particular focus on the shared creation of services; the aim of this contribution was to investigate on the participation in the service and on the co-production as a fundamental element to identify both more efficient and effective answers and new models of co-production of educational services for children and families.

 

Introduzione

La crescente domanda di processi democratici nella costruzione di un nuovo welfare che si connota come inclusivo, che nasce “dal basso”, si traduce nella necessità di avviare processi di partecipazione dei cittadini nella costruzione dell’offerta di servizi di pubblica utilità. Un moltiplicarsi di protagonisti in gioco che, come previsto anche dalla “Carta della Responsabilità sociale condivisa” adottata dal Consiglio d’Europa (Cataldi, 2012 - p. 10) – si sostituisce il modello della co-produzione, nel quale regular producer e consumer si sovrappongono a tal punto che la stessa ideazione, implementazione e valutazione del servizio diventano il risultato di un processo collaborativo. Ed è proprio la co-produzione collettiva, quella espressa dai gruppi, che garantisce la positiva sovrapposizione tra regular e consumer producer (Ostrom, 1996; Bovaird, Löffler, 2012) e di miglioramento del governo locale. Infatti, come evidenzia il premio Nobel Elinor Ostrom, “l’esperienza di successo della co-produzione incoraggia i cittadini a sviluppare altre relazioni orizzontali e capitale sociale” (Brudney, England, 1983; Needham, 2008). Uno di questi è Victor Pestoff per il quale l’inclusione di cittadini in forma singola realizza gradi di partecipazione più bassi rispetto a quelli ottenibili mediante il loro coinvolgimento in forma organizzata, dove l’azione si sviluppa collettivamente e la partecipazione è più diretta. Tra queste organizzazioni, quelle di natura nonprofit sarebbero le più efficaci per la produzione e l’offerta di servizi di welfare.

Lo spostamento di attenzione dal livello individuale a quello collettivo ha portato Bradsen e Pestoff (Brandsen, Pestoff, 2008; Orlandini, 2014 - p. 8). Anche Bovaird (Normann, 1984), che è tra i primi autori a individuare nel meccanismo di enablement il prerequisito per il realizzarsi del fenomeno coproduttivo. Tale posizione richiama l’importanza del ruolo delle istituzioni alle quali spetta il compito di incentivare la partecipazione dei cittadini e di riequilibrare quelle asimmetrie di potere e di risorse che impediscono loro di contribuire (Brudney, England, 1983) e, se si vuole che si concretizzi in una relazione equa e reciproca tra professionisti e persone (famiglie e vicini) che usano i servizi, in modo che sia i servizi sia le comunità locali diventino agenti di cambiamento molto più potenti, le istituzioni debbono certamente intervenire. Oltre all’intervento delle istituzioni anche il setting istituzionale e il tipo di welfare presente hanno una rilevante importanza.

Alcuni autori mostrano come la co-produzione sia poco applicata nei welfare states ampi e solidi (Pestoff, 2008) ritiene inevitabile la progressiva contrazione delle attività dello Stato, potendo così configurare per il prossimo futuro un sistema che promuova il protagonismo del terzo settore.

La fornitura di servizi sociali da parte del terzo settore consente di rompere quel “tetto di cristallo” (glass ceiling) riguardante la partecipazione dei cittadini che invece è presente nel momento in cui la fornitura dei servizi sociali è responsabilità solo pubblica o del privato for profit. Emergono così ampi spazi all’interno dei quali immaginare un sistema di New Public Governance sorretto dalla co-produzione di servizi sociali da enti ed istituzioni pubbliche e del privato nonprofit e profit.

Le potenzialità del terzo settore derivano anche e soprattutto dalla sua capacità di inclusione sociale. Proprio perché le politiche sociali progettate ed implementate con il contributo del nonprofit aumentano il capitale relazionale degli individui, esse sono le più funzionali ad affrontare le sfide dei nuovi rischi sociali, caratterizzate dalla diffusione di incertezza nelle carriere lavorative e nelle relazioni familiari. Il protagonismo del terzo settore nel contesto dei servizi per la conciliazione tra lavoro e cura può generare esperienze di grande valore, in grado di potenziare la coesione sociale di una comunità locale. La stessa pubblica amministrazione potrebbe rafforzare la propria legittimazione di fronte ai cittadini attraverso la trasformazione del proprio ruolo. Si tratta quindi di un “cambio di prospettiva” che implica per il settore pubblico meno burocrazia e più capacità di riconoscere gli altri protagonisti del welfare, di coordinarli, supportarli e valutarli.

Pensando agli scenari possibili dei sistemi di welfare europei possiamo prendere spunto da Pestoff che, nell’ambito dell’analisi dei servizi condotta in Svezia, sostiene che il ruolo dello Stato sia destinato a ridursi significativamente a favore di un processo di “democratizzazione” del welfare se la società civile sarà in grado di giocare un ruolo di primo piano nel ridisegno delle politiche pubbliche.

È proprio nell’orizzonte della collaborazione tra terzo settore e settore pubblico che prende valore la descrizione del caso studio che segue.

 

La genesi e la struttura del progetto “Dire Famiglia”

Il precedente quadro teorico fa da sfondo all’esperienza del progetto “Dire Famiglia”, finanziato dalla Regione Lombardia1 e nato principalmente da forme di riflessività organizzativa (Donati, 2011) messe in campo da tre attori istituzionali operanti nella città di Mantova: l’Azienda Servizi Locali (di seguito ASL), il Comune di Mantova e la cooperativa Giardino dei Bimbi associata al consorzio di cooperative sociali Sol.Co Mantova.

La Cooperativa Sociale Onlus Giardino dei Bimbi opera nella provincia di Mantova dal 1993 svolgendo attività di sostegno ed assistenza alle famiglie tramite l’erogazione di servizi socio-educativi (asili nido e scuole dell’infanzia), in particolar modo orientati alla fascia d’età prescolare 0-5 anni. L’osservatorio privilegiato nel quale la cooperativa si trova ad operare le ha consentito di assistere e, di conseguenza, accogliere i bisogni delle famiglie mantovane nei loro cambiamenti strutturali e sociali; al contempo ha visto il trasformarsi delle famiglie, la nascita di nuove richieste e il bisogno, sempre più forte negli anni, di trasformare l’offerta dei servizi 0-5 anni in proposte più inclini ai bisogni di flessibilità e sostenibilità rispetto ai servizi socio educativi tradizionali.

In questi anni, i servizi della cooperativa hanno ospitato famiglie con esperienze di separazione e/o divorzio per le quali è stato necessario abbinare all’offerta educativa messa a disposizione dal servizio un’offerta rivolta all’intero nucleo familiare, tra i quali gruppi di auto mutuo aiuto ed interventi di mediazione familiare. Sono inoltre aumentate, con numeri in costante crescita, famiglie di immigrati o famiglie nelle quali almeno uno dei genitori è straniero: ciò ha richiesto l’implementazione di percorsi di intervento in grado di uscire dalle metodologie standardizzate dei servizi tradizionali per adottare modelli educativi e prassi organizzative in grado di soddisfare esigenze legate ad esempio alla religione, alla tradizione e alla cultura. Sono nati così percorsi in grado di seguire le famiglie fin dalla gravidanza e di ampliare e/o consolidare le reti di solidarietà presenti sul territorio. La crisi economica che ha colpito pesantemente la provincia di Mantova ha enfatizzato le difficoltà economiche di numerose famiglie che, a causa della perdita del lavoro e/o della cassa integrazione, hanno privilegiato frequenze flessibili o ridotte non sempre facilmente strutturabili. Questi primi cambiamenti hanno coinvolto la cooperativa nella co-produzione di alcuni servizi per le famiglie insieme agli enti pubblici di riferimento.

Al quadro di contesto presentato si associa una programmazione dei servizi nido pubblici della città di Mantova che da sempre si è concentrata esclusivamente sugli aspetti pedagogici/educativi producendo sicuramente un’offerta di servizi nido di alta qualità. La stessa cosa non si può invece dire per l’aspetto sociale del servizio ove emergono sempre più evidenti esigenze di flessibilità, personalizzazione ed integrazione del servizio da parte delle famiglie che, solo in maniera marginale, sono state prese in considerazione dalla programmazione del servizio. Sempre più la frequenza al nido assume risposte a forme svariate di disagio familiare provocate dall’impoverimento delle famiglie, dall’assenza di reti di supporto e dalla necessità di potenziare la funzione sociale svolta dal servizio nido.

Le recenti esperienze promosse dall’ASL di Mantova nell’ambito della conciliazione lavoro-famiglia tendono a confermare le esigenze delle famiglie – e più in generale delle aziende quali aggregatori di domanda – che esprimono necessità di maggiore flessibilità dei servizi a supporto della cura dei figli e degli adulti a carico. Le misure Dote Conciliazione 2011 e 2012 di Regione Lombardia hanno generato, nella Provincia di Mantova, una risposta significativa sia in termini quantitativi che qualitativi. A tale proposito negli anni 2011 e 2012 sono stati attivati oltre 330 voucher, mentre nell’annualità successiva sono state esaurite tutte le risorse disponibili (70 voucher) lasciando inevase quasi un numero pari di domande extra finanziamento.

Tali premesse presentano un territorio nel quale sono auspicabili servizi per la prima infanzia che, oltre a comporsi di un’offerta tradizionale, siano articolati da proposte e modalità gestionali che consentano di far fronte ai cambiamenti legati sia all’organizzazione del mondo del lavoro, sia ai modelli culturali individuati dai genitori per orientare le loro scelte educative.

L’impianto metodologico del progetto “Dire Famiglia” si snoda secondo due direttrici fondamentali: l’attività di ricerca e l’attività di intervento. Per quanto concerne l’attività di ricerca, obiettivo principale è l’analisi dei bisogni e delle strutture reticolari delle famiglie della città di Mantova. Nello specifico sono state realizzate le seguenti rilevazioni:

  • indagine sui bisogni sociali delle famiglie con bambini 0-2 anni che frequentano i nidi comunali e i nidi gestiti dalla cooperativa Giardino dei Bimbi che saranno successivamente coinvolti nelle attività di sperimentazione di nuovi servizi
  • indagine sui bisogni sociali delle famiglie di Mantova, con campione rappresentativo di 450 famiglie con almeno un figlio 0-5 anni, che frequentano i servizi per l’infanzia.

Per quanto concerne la fase d’intervento sono state sviluppate le seguenti azioni:

  • sperimentazione dei primi servizi innovativi rivolti all’infanzia e alla famiglia (fase di prototipazione)
  • avvio del portale per la famiglia quale supporto in grado di facilitare la comunicazione e il coinvolgimento delle famiglie che usufruiscono dei servizi per la prima infanzia. Tale strumento consente la sperimentazione di forme di innovazione di processo anche in riferimento alla co-produzione dei servizi in quanto le famiglie/utenti saranno abilitate all’esercizio di forme di feedback e di partecipazione alla creazione del servizio.

Le due fasi si sono intersecate tra loro, dando vita ad un continuo processo di riflessività organizzativa nella quale, a fronte di rilevazioni empiriche, si sono susseguite forme di sperimentazione con le famiglie in grado di configurare nuovi assetti organizzativi dei servizi per l’infanzia e la famiglia.

Claudia Pedercini Università degli Studi di Verona