DICEMBRE 2016
 
Imprese sociali e finanziamenti europei: quale rapporto? Il caso del Veneto

Imprese sociali e finanziamenti europei: quale rapporto? Il caso del Veneto

Abstract

Questo caso studio intende indagare - con particolare attenzione al Veneto - il rapporto tra imprese sociali e finanziamenti europei, cercando di valutare quanto queste organizzazioni siano in grado di intercettare nuove risorse e, soprattutto, di guardare all’Unione Europea come soggetto capace di sostenerne, anche finanziariamente, i percorsi innovativi. Alcune regioni italiane più di altre hanno saputo lavorare, grazie alla valorizzazione del proprio vissuto storico, alla costituzione di un tessuto locale ispirato al paradigma di uno sviluppo sostenibile in grado di coniugare ecologia, economia ed equità sociale, che ha sostanzialmente contribuito a rafforzare i processi di cooperazione. In questo senso il Veneto presenta caratteristiche che testimoniano la persistenza di una dotazione di capitale sociale in grado di produrre impegno civico, solidarietà e partecipazione, che, declinate assieme alla spiccata propensione all’imprenditorialità, hanno costituito la fortuna della cooperazione sociale regionale. 

La ricerca, effettuata su un campione di cooperative sociali venete, pur non rappresentando un caso statistico significativo dell’intero universo, ha consentivo di mettere in evidenza le tendenze diffuse circa la tematica discussa: lo scenario appare critico in quanto le cooperative sociali venete sembrerebbero, in forza delle proprie caratteristiche strutturali e dirigenziali, più orientate ad una progettazione su scala locale. In questo senso si suggeriscono possibili margini di miglioramento, anche alla luce del paradigma dell’absorptive capacity, o capacità d’assorbimento dell’impresa, sviluppato negli anni '90 da Coehn e Levintal.


This case study aims at investigating - with a focus on Veneto (a region of North Italy) - the relationship between social enterprises and European funding, in order to establish how these organizations are able to attract new resources and, above all, to consider the European Union as a subject sustaining their innovative paths, also from a financial point of view. By valuing their historical background, some Italian regions have been able to set up a local framework inspired by sustainable development - combining ecology, economy and social equity - which has substantially contributed to strengthening the cooperation processes. Veneto attests the persistence of a social capital which can produce active citizenship, solidarity and participation, which - along with the strong propensity for entrepreneurship - ensured the success of regional social cooperation.

The study was carried out on a sample of social cooperatives of Veneto. It has not a statistically significant in the the entire universe but it allows to highlight specific trends: the scenario is critical because social cooperatives of Veneteo seem more oriented to a program on a local scale, according to their structural characteristics and management,. We suggest possible improvements, especially according to the paradigm of absorptive capacity, that is the absorption capacity of an organization, developed in the 90s by Coehn and Levintal. 

 

Introduzione

Da tempo in Europa si è sviluppata una solida esperienza scientifica sui temi dell’impresa sociale che negli ultimi anni ha saputo stimolare le istituzioni dell’Unione Europea. La proposta di politiche comunitarie a favore di questo particolare modello di impresa è stata incoraggiata dal riconoscimento dell’impatto economico e sociale prodotto in tutta Europa. Come una sorta di premialità all’impresa sociale - che mediamente ha affrontato la crisi con più dinamismo rispetto alle aziende for profit - si inaugura una nuova stagione di politiche comunitarie che mirano a favorire l’affermazione del modello e a creare un ecosistema entro cui le imprese sociali possano evolvere con pari dignità rispetto alle aziende di tipo tradizionale. Il fulcro della trasformazione che sta coinvolgendo l’impresa sociale, sia dal punto di vista dell’evoluzione dei modelli organizzativi che della stessa cultura d’impresa, è intimamente legato alla disponibilità di risorse aggiuntive che possano guidarne il processo evolutivo; inoltre a partire dal prossimo settennio le risorse comunitarie dedicate saranno davvero consistenti. Alla luce di queste premesse il paper si concentrerà sull’analisi delle capacità delle imprese sociali di intercettare queste risorse.

 

Nuove misure a sostegno dell’impresa sociale nella programmazione comunitaria 2014-2020

Negli ultimi anni la Commissione Europea si è concentrata sull’implementazione del piano per l’imprenditoria sociale e sull’elaborazione di nuove azioni e misure di contaminazione tra le politiche in grado di sostenere e promuovere lo sviluppo dell’impresa sociale nel suo complesso. Con il settennio di programmazione 2014-2020 saranno operativi nuovi strumenti comunitari per la crescita qualitativa delle imprese sociali, le cui caratteristiche funzionali sono state disegnate sulla base delle considerazioni contenute nella Social Business Initiative (Commissione Europea, 2011b) e nella strategia Europa 2020 (Commissione Europea, 2013a). Quest’ultima suggerisce che la nuova economia europea dovrà costruirsi su paradigmi di una crescita che sia: a) intelligente (volta a perseguire lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza e l’innovazione); b) sostenibile (attraverso l’efficientamento delle risorse e la diffusione di una cultura basata sulla sostenibilità); c) inclusiva (in grado di favorire la coesione sociale e preservare i tassi di occupazione). Appare quindi evidente quale grande possibilità sia offerta all’impresa sociale e alle organizzazioni del terzo settore, attori di eccellenza per la costruzione di un’Europa intelligente, sostenibile ed inclusiva.

In termini di crescita intelligente, l’impresa sociale rappresenta un esempio di innovazione organizzativa, ancor prima che sociale, che ha attecchito in una molteplicità di settori, dall’agricoltura ai servizi. Risulta anche evidente l’apporto ad una crescita sostenibile ed inclusiva se si considera che l’impresa sociale è caratterizzata da un sistema valoriale basato sulla centralità della persona, il rispetto del contesto ambientale, la creazione di esternalità positive a carattere sociale e solidale. Quanto alla capacità di preservare i tassi occupazionali, è dimostrato come l’impresa sociale in Europa riesca, nonostante la crisi, a contrastare la disoccupazione e la precarietà del lavoro attraverso l’inclusione sociale e l’occupazionale di gruppi vulnerabili (Commissione Europea, 2013c; Venturi, Zandonai, 2012b).

 

I fondi strutturali

Storicamente l’Unione Europea ha promosso a livello locale l’avvio di molte iniziative a sostegno dell’impresa sociale, in particolare attraverso la programmazione del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR); per il periodo 2014-2020 la promozione dell’economia e dell’imprenditorialità sociale vengono elevate a priorità d’investimento specifico di questi fondi. Con la strategia Europa 2020 l’Unione si concentra sulla necessità di integrare strategicamente le azioni poste in essere nella nuova programmazione, a partire da un coordinamento tra i programmi a gestione diretta e le politiche di coesione, attraverso la quota di fondi strutturali gestiti direttamente dagli Stati membri e dalle Regioni, che vengono esplicitamente invitati ad investire maggiormente nell’impresa sociale attraverso l’introduzione nei programmi FSE e FESR di azioni mirate (Commissione Europea, 2013b). Le norme che governano il nuovo ciclo di investimenti delle politiche di coesione sono state approvate formalmente dal Consiglio dell’Unione Europea e sono entrate in vigore il 20 dicembre 2013 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione. La dotazione finanziaria destinata alle politiche di coesione per il nuovo settennio è pari a 352 miliardi di euro, di cui una quota variabile tra il 50 e 80% sarà destinata - attraverso FESR e FSE - a impiego, inclusione sociale, ricerca e innovazione per le PMI.

Il Regolamento n. 1304/2013 del 17 dicembre 2013 (Parlamento Europeo, 2013e) è il quadro normativo di riferimento per la programmazione dell’FSE. Nel testo si sottolinea come una delle priorità di investimento sia l’innovazione sociale; in particolare l’FSE dovrebbe incoraggiare e sostenere le imprese sociali, gli imprenditori ed i progetti innovativi delle organizzazioni di terzo settore, anche nell’implementazione di progetti pilota dall’alto valore di replicabilità. Tra le sperimentazioni caldeggiate viene proposto lo sviluppo di metriche sociali quali, ad esempio, l’etichettatura sociale. L’imprenditoria sociale è ufficialmente contemplata dal nuovo regolamento FSE nell’ambito dell’obiettivo tematico “Promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione”; almeno il 20% dei finanziamenti è dedicato al collaudo e alla proiezione su scala di soluzioni innovative mirate a soddisfare esigenze sociali, occupazionali e formative.

Il FESR contribuisce a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, eliminando le principali disparità regionali nell’Unione tramite lo sviluppo sostenibile e l’adeguamento strutturale delle economie regionali, compresa la riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo. Il fondo sostiene principalmente investimenti in ricerca, innovazione e in attività dalle ricadute dirette nel tessuto produttivo europeo, è quindi indirizzato alle PMI, incluse le imprese dell’economia sociale (Commissione Europea, 2003). Tra le priorità di investimento del fondo compaiono la promozione di un’occupazione sostenibile e di qualità, il sostegno all’inclusione sociale e, in quest’ambito specifico, sono caldeggiate misure a supporto dell’impresa sociale anche nella fase di start up.

Le azioni di sperimentazione nel campo dell’imprenditorialità sociale, di collaborazione tra i Paesi membri, di identificazione e diffusione di buone pratiche, nonché la formazione di nuovi professionisti dell’economia sociale permeano trasversalmente gli obiettivi programmatici dei fondi strutturali 2014-2020, contribuendo ad implementare la strategia specifica dell’Unione, che attraverso le iniziative di prossima implementazione si prefigge di innovare profondamente la stessa politica di coesione negli Stati membri.

 

I fondi diretti

Il nuovo programma dell’Unione Europea per l’occupazione e l’innovazione sociale, che costituisce parte integrante di un’iniziativa globale europea volta a stimolare l’occupazione, agirà in sinergia con le azioni FSE. Il nuovo progetto prevede di coordinare l’implementazione delle misure a sostegno dell’inclusione sociale e dell’occupazione con un forte indirizzo di razionalizzazione dato dalla revisione degli strumenti finanziari gestiti direttamente dalla Commissione. Il fine ultimo di questo efficientamento, che si manifesta in termini di accentramento (a fini di controllo), è perseguire una maggiore coerenza delle politiche sociali e assicurare un impatto dell’azione dell’Unione negli ambiti d’azione specifici.

La proposta di un nuovo Programma per l’Occupazione e l’Innovazione Sociale (EaSI) prende forma nel 2011 a partire dalla volontà di dare seguito alle attività di successo implementate nello scorso periodo di programmazione, ma concentrandosi anche su nuove azioni che possano aiutare l’Unione ad innescare importanti riforme nel mercato del lavoro. Il programma di microfinanza a sostegno dell’occupazione e dell’innovazione sociale approvato con Regolamento n. 1296 del 11 dicembre 2013 (Parlamento Europeo, 2013d) si propone i seguenti obiettivi strategici:

  • rafforzare l’impegno verso gli obiettivi di Europa 2020 ed il coordinamento delle attività a livello europeo e nazionale in materie chiave quali occupazione, affari sociali e inclusione sociale;
  • favorire lo sviluppo di sistemi di protezione sociale e di mercati del lavoro adeguati, accessibili ed efficienti, facilitare le riforme, promuovendo il buon governo, l’apprendimento reciproco e l’innovazione sociale;
  • modernizzare il diritto dell’Unione secondo i principi della regolamentazione intelligente e far sì che la normativa dell’Unione su questioni connesse alle condizioni di lavoro sia applicata in modo efficace;
  • stimolare la mobilità geografica dei lavoratori, ora carente, e creare nuove opportunità di occupazione attraverso l’adeguamento tra domanda ed offerta di lavoro;
  • rendere disponibili micro-finanziamenti per gruppi vulnerabili quali persone a rischio disoccupazione, giovani, anziani o immigrati;
  • migliorare l’accesso al credito per le imprese sociali (Marchetti, 2013).

Per perseguire questi obiettivi, EaSI recupera e rafforza tre strumenti già in uso dalla Commissione nella programmazione 2007-2013, ossia i programmi Progress, Eures e Microfinanzia (Parlamento Europeo, 2013d).

L’asse Progress sosterrà lo sviluppo, l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione della politica occupazionale e sociale dell’Unione. Rispetto al passato, le azioni dedicate alla parità di genere e alla lotta contro le forme di discriminazione confluiranno nelle nuove linee di finanziamento diretto della Direzione Generale Giustizia. Dal 15% al 20 % della dotazione complessiva per l’asse sarà destinato alla promozione della sperimentazione sociale come metodo per testare e valutare soluzioni innovative in vista di una loro utilizzazione su più ampia scala. La partecipazione all’asse Progress è aperta a tutti le organizzazioni, gli operatori e le istituzioni del settore pubblico e privato, comprese quindi le imprese sociali.

L’asse Eures continuerà come in passato a sostenere le forme di cooperazione destinate a promuovere la mobilità geografica dei lavoratori e a rendere trasparenti le offerte e le richieste di nuovo impiego per chi cerca e per chi offre lavoro, nonché le informazioni di supporto a chi si appresta a spostarsi all’estero per motivi di lavoro. Il nuovo programma vorrebbe sostenere - in modo particolare nell’ambito di quest’asse - lo sviluppo di programmi di mobilità intelligente che riescano a colmare le carenze di lavoratori in determinati settori del mercato, accrescendo così le possibilità di impiego. Sono ammissibili le amministrazioni nazionali, regionali e locali, i servizi per l’impiego e le organizzazioni delle parti sociali.

L’asse Microfinanza si rinnova completamente rispetto al precedente programma di microfinanza (lanciato nel 2010 nell’ambito del programma Progress), con il fine di garantire l’accesso ai finanziamenti alle imprese sociali e maggiore supporto ai soggetti erogatori di microcredito (Aiccon, 2013). Tra gli obiettivi dell’asse vi è sostenere lo sviluppo del mercato dell’investimento sociale e agevolare l’accesso al credito per le imprese sociali, mettendo a disposizione strumenti di equity, quasi-equity, prestito e sovvenzioni fino a 500 mila euro per le imprese sociali che hanno un fatturato annuo non superiore ai 30 milioni di euro e che non siano imprese di investimento collettivo. Il sostegno dell’asse è garantito tramite la stipula di accordi specifici, in particolare con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e con il Fondo Europeo per gli Investimenti (BEI).

Il budget assegnato all’intero programma è pari a circa 919 milioni di euro, così ripartito tra gli assi: 61% per il Progress (di cui 97 milioni riservati a finanziare progetti di innovazione sociale), 18% per l’Eures e 21% per la Microfinanza dedicata all’imprenditoria sociale. Alla luce dei limitati fondi a disposizione, della ripartizione di tali fondi tra i diversi assi e degli storici orientamenti della Commissione in tema di misure finanziate, è possibile ipotizzare che anche nell’ambito di questo nuovo programma saranno privilegiati progetti con un evidente effetto moltiplicatore a beneficio di ulteriori attività ed iniziative. Le selezioni a finanziamento nell’ambito dell’asse Eures saranno emanate da un comitato a sé stante - creato sulla base della precedente attività della rete Eures - mentre per i progetti e le iniziative degli assi Progress e Microfinanza la selezione sarà in capo alla Commissione in stretta collaborazione con le istituzioni finanziarie.

L’implementazione del nuovo EaSI consente di guadagnare in termini di efficienza rispetto alle iniziative passate, grazie alla possibilità di effettuare attività trasversali sui tre assi; le attività finanziate potranno infatti beneficiare di un’armonizzazione dei processi di informazione, comunicazione, monitoraggio e valutazione. In questo senso le sinergie tra EaSI e FSE saranno pienamente sfruttate come scaling up dei risultati. In altri termini si auspica che l’FSE possa rappresentare lo strumento che in futuro sosterrà la replicabilità, negli Stati membri, delle iniziative poste in essere a titolo di pilot innovativo a carattere di sperimentazione sociale nell’ambito di EaSI.

 

Il ruolo della finanza

Le misure poste in essere dall’Unione Europea per migliorare l’accesso ai finanziamenti per le imprese sociali sono quindi varie. Più in generale, lo stimolo alla crescita e competitività del tessuto produttivo comunitario rappresenta l’obiettivo primario della riforma che ha investito il mercato unico europeo in risposta alle tensioni create dalla crisi economica mondiale. In particolare, è stato dato notevole rilievo alla problematica di accesso al credito delle PMI, affrontata nel processo di revisione dello Small Business Act (Commissione Europea 2008; 2011c). La fornitura di capitali per le PMI nella fase di start up è uno dei nuclei centrali del Single Market Act (Commissione Europea, 2011a - azione chiave 6, stimolare gli investimenti a lungo termine nell’economia reale, facilitando l’accesso ai fondi di investimento a lungo termine), in cui si evidenzia come risulti sempre più difficile trovare fondi per investimenti nelle imprese innovative e come la raccolta di capitali per l’investimento transfrontaliero risulti essere una delle possibili soluzioni da percorrere in via primaria. In questo contesto, nel marzo 2013 l’Unione ha approvato una serie di norme dedicate a due tipologie di investimento prioritarie per le PMI europee: da una lato il Regolamento sui Fondi di venture capital (EuVeca) (Parlamento Europeo, 2013a) e dall’altro il Regolamento sui Fondi per l’imprenditoria sociale (EuSef) (Parlamento Europeo, 2013b). La necessità è quella di stabilire un quadro comune di norme a livello europeo circa l’utilizzo dei fondi EuVeca e EuSef, con particolare riferimento agli obiettivi di investimento ammissibili, agli strumenti di investimento e alle categorie di investitori possibili. In assenza di tale quadro comune, infatti, si incorrerebbe nel rischio che gli Stati membri adottino misure divergenti a livello nazionale ostacolandolo il corretto funzionamento del mercato interno.

Il Regolamento sui fondi EuSef per l’imprenditoria sociale è orientato al mercato dell’investimento sociale, solo in parte rappresentato da fondi di investimento specifici destinati alle imprese sociali. Tali fondi assicurano finanziamenti alle imprese che generano cambiamenti sociali, apportando in aggiunta un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. La definizione dei requisiti qualitativi per l’utilizzo della denominazione EuSef ha il fine di assicurare l’applicazione diretta di tali requisiti ai gestori di organizzazioni di investimento collettivo che raccolgono capitali utilizzando tale denominazione (Parlamento Europeo, 2013b). Inoltre i gestori che utilizzeranno tale denominazione dovranno rispettare le stesse regole in tutta l’Unione, incrementando così anche la fiducia degli investitori.

In generale le nuove norme impatteranno direttamente sui gestori dei fondi sopracitati e prevedono l’introduzione di nuovi requisiti minimi comunitari relativamente al portafoglio, alle tecniche di investimento, alle categorie di imprese ammissibili al finanziamento, alla standardizzazione ed uniformizzazione delle regole applicabili alle diverse categorie di investitori cui potranno essere indirizzati i fondi. L’attività primaria dei fondi per l’imprenditoria sociale consiste nel fornire finanziamenti alle imprese sociali mediante investimenti primari. Come specificato nel regolamento “è opportuno che i fondi qualificati per l’imprenditoria sociale non partecipino né ad attività bancarie d’importanza sistemica esterne al comune quadro normativo prudenziale (il cosiddetto ‘sistema bancario ombra’), né si basino sulle tipiche strategie di private equity, come le rilevazioni con capitale di prestito” (Parlamento Europeo, 2013b).

Altro significativo strumento in sostegno all’impresa sociale approvato nella primavera del 2013 è il Social Impact Accelerator (SIA), gestito da un partenariato pubblico-privato paneuropeo per affrontare il crescente bisogno di disponibilità di capitale proprio per sostenere le imprese sociali. Il SIA è gestito dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e propone finanziamenti alle imprese sociali in tutta Europa. La novità più importate è la rilevanza posta sugli aspetti di valutazione dell’impatto sociale generato dai progetti finanziati, che sarà quantificato attraverso un nuovo quadro di riferimento per la rendicontazione dell’impatto, applicato a tutti i livelli della catena di investimento; la nuova standardizzazione ideata dal FEI permetterebbe di valutare e mettere a confronto la performance delle imprese sociali operanti in modo diverso e in settori diversi. Oltre ad accrescere la disponibilità di finanziamenti specifici per l’impresa sociale, il SIA mira a sviluppare le infrastrutture del mercato dei fondi esistente offrendo assistenza sotto forma di coaching ai gestori di fondi che ora non hanno capacità operativa per partecipare al SIA. L’obiettivo a lungo termine del SIA e del suo principale investitore, la BEI (Banca Europea degli Investimenti), è quello di investire sull’impatto sociale e contribuire così in modo innovativo al sostegno delle imprese sociali in Europa: l’applicazione di metodi di valutazione dell’impatto sociale degli investimenti è in grado di contribuire alla diffusione di una nuova mentalità tra gli investitori, più aperta agli investimenti in progetti di inclusione sociale.

Denise Florean Università degli Studi di Padova